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Titolo: Lei Non Era
Autore:
FufaFaith
DISCLAIMER:
South of Nowhere e i suoi personaggi sono di proprieta di The N network. Il resto appartiene alla malata mente dell'autore e alla realtà.
Rating:
NC17                                                                                                      Note dell'autrice: ---> ATTENZIONE: Questa fanfiction è vietata ai minori di diciotto anni, è sconsigliata a chi non dispone di un elevato tasso d'umorismo e a chi non sa leggere...(ma và)
Setting:
Surreale
 

 

Lei Non Era
Prima Puntata


Sabato sera. Le vie di questa città si colorano di luce artificiale e io cammino, testa bassa, ho troppi pensieri in testa, troppi dubbi, troppi…
Sento il telefono squillare, in modo impacciato lo cerco nel caos della mia borsa, fino a trovarlo.
E’ lei, è la mia Ash.
”Ehi Dash!” le rispondo entusiasta.

”Ti ho detto mille volte di non chiamarmi in quel modo” mi disse lei, un po’ scocciata.

Il tono della sua voce era strano, così insolito che per la preoccupazione decisi di andare a casa sua e starle un po’ vicina.
In realtà questa era solo una scusa, un pretesto per vederla, e ad essere sinceri, una volta varcata la soglia di casa mia la mia mente era già precipitata lì, a casa di Ash.
Camminavo distrattamente e più mi avvicinavo più il cuore iniziava a battere in modo accelerato.
Nella mia testa faceva capolino il suo volto così dannatamente perfetto, non è bionda, non ha gli occhi azzurri, Lei è il mio Angelo Diverso.

Ho paura, paura della sua reazione dopo la discussione di ieri pomeriggio, un’angoscia mi preme il cuore, come faremo a stare lontane per tutto quel tempo, io e Ash?

Mi trovo al cospetto della sua porta, suono il campanello e lei subito mi apre.
Quella che mi ritrovo davanti è una ragazza del tutto diversa da quella che vedo ogni giorno.
Ha il volto rigato dalle lacrime nere, la matita colata ed un’espressione disperata.
Rimango lì impietrita, le parole sembrano intrappolate nel mio cervello, io e Ash ci osserviamo, senza dir nulla.
Mi abbraccia, mi abbraccia come solo lei sa fare, probabilmente perché non facciamo altro.

Si allontana, si volta e si dirige in camera sua ed io con fare incerto la seguo chiudendo piano la porta d’ingresso.
Arrivate nella sua stanza lo spettacolo che mi ritrovo davanti agli occhi non è per niente piacevole.

”Cosa sono queste bottiglie?! Cos’è questa bustina?! Marijuana forse?! Ti avevo detto di smetterla Ash, ti avevo detto…”
Non faccio in tempo a pronunciare quelle parole che la rabbia s’impadronisce di ogni fibra del mio essere fino a farmi scoppiare in un pianto furibondo.
Questa volta sono io ad allontanarmi, mi giro di scatto e raggiungo l’uscita della sua camera quando mi sento urlare…

” Non puoi andarci Spencer! Non puoi, non hai pensato a me?”

”Devo farlo Ash!! L’ho promesso ai miei genitori, DEVO andare.”

Mi fa male parlarle in toni così accesi, ma lei non mi lascia altra scelta.
Ho un’ansia inspiegabile, se si riduce così quando io sono in città, come si combinerà quando sarò in Italia?!

Lei sembra aver capito dalla mia espressione i miei pensieri in versione integrale, si sistema un po’ e si asciuga le lacrime in silenzio.
Non urla più, non piange più.
Mi osserva con il suo sguardo intenso e dolce al tempo stesso, si ricompone.

”Starai via solo 20 giorni infondo…pensami quando sarai…uhm…dove hai detto che andrai?” disse Ash cercando di mantenere la calma.

(Probabilmente ieri quando ne abbiamo parlato non era nel pieno delle sue facoltà mentali)

”In Italia, Abruzzo e Sicilia” risposi io di botto.

Lei mi si avvicinò, mi diede un bacio in fronte e…mi abbracciò. Aridaje.

Quell’abbraccio durò circa un minuto, poi si staccò e mi disse:

”Almeno portami roba buona.”

 

Seconda Puntata - L'apparenza inCANNA.



Le urla di Ash riecheggiano nel mio cervello e smontano ogni mia certezza.
Come ha potuto ridursi così? Ha calpestato la sua dignità con troppa naturalezza.
Mi sconvolge il suo comportamento , o semplicemente mi sconvolge ancor di più il mio.
Non è facile starle accanto in condizioni del genere, un momento abbraccio la mia Ash, un momento dopo mi sembra di abbracciare un sacco di cocaina.
A volte mi chiedo a cosa serve cercare di essere dolce e comprensiva se tanto il giorno dopo lei non ricorderà nemmeno una mia sola parola.
Ed è così che mi fermo a fissarla per ore mentre parla a vanvera fissando il cielo, ed è così che mi rendo conto che niente al mondo potrebbe farmi sentire così completa e così..indispensabile.
E’ forse questo che mi tiene così attaccata al suo pensiero?
Il bisogno di far accrescere il mio ego? Il sapere che , tra tutte le persone, lei ha scelto me?
Non lo so e cerco di ignorare quest’idea, abbandonandomi nella nostalgia che mi lega alla mia Ash.
Sono le 15:00 e ancora di Lei nessuna traccia, eppure mi aveva promesso che sarebbe venuta qui e avrebbe condiviso con me questa partenza così improvvisa e così dannatamente difficile.
”Spencer! Muovi il culo!!” mi urla Glen in lontananza.
E’ fatta, ormai si parte.
Prendo la mia valigia e mi dirigo con poca voglia verso l’imbarco quando mi sento urlare:
”OOh GGGioia!!”
Mi giro con un sorriso da ebete e la vedo, bellissima!
Bellissima come nessun’altra ragazza , come nessuno che possa aspirare a tanto!
Mi corre incontro, mi abbraccia, mi da un bacio nella guancia e mi sorride.
”Te l’avevo promesso” mi dice, fissandomi negli occhi.
”Ti prego, ripetimi ancora una volta che ti farai sedurre solo dai cannoli e dalle granite siciliane” continua Lei, stringendomi forte la mano.

”E invece ti prego, “ risposi prontamente io..”Promettimi che ti drogherai solo del mio ricordo e dei miei vestiti usati che ho lasciato sul tuo letto..”

Lei non disse nulla. Fissò il pavimento e poi in fretta rialzò lo sguardo su di me.
”Te lo prometto, starò in astinenza e l’unica droga che mi mancherà saranno i tuoi baci.”

Incerta le sorrido e le bacio dolcemente il collo…e con le dita le accarezzo le labbra.
”I tuoi sforzi saranno ripagati” Le dico con fare ammiccante.

”Devo venire lì e trascinarti dai capelli?!” Mi urla contro Glen , palesemente scocciato.
In un misero, eterno, istante vedo comparire due lacrimoni negli occhi di Ash, le tremano quasi le labbra, e Dio! Quanto avrei voluto stringerla a me!

Mi allontano, la guardo un’ultima volta e mi metto in fila per imbarcarmi.
Mi sento i suoi occhi puntati addosso, mi sembra quasi di udire i suoi tormenti.
Magari si renderà conto da sola, magari non dovrò costringerla a scegliere.

L’aereo decolla e Ashley si dirige fuori dall’aeroporto fino a fermarsi dinanzi ad una figura maschile.

”L’hai portata?!?” disse lei con fare ansioso.
”Ehi stai tranquilla, è tutta qui ma…tu cosa mi dai in cambio?”
Disse Aiden mostrandole una bustina di coca.
 

 

Terza Puntata
Paula non mi fa paura



"Guarda Ale! Guarda! Ho imparato a rullare da dio!"
Marta mi mostra l'ennesima canna rullata esattamente come quella precedente.
E' persa così Marta, nella sua droga e nei suoi pensieri lontani, così lontani che, spesso, anche io faccio fatica a comprenderli.
Le dispenso un sorriso quando, all'improvviso, Gra irrompe nella stanza emettendo un rutto colossale.
" Un amico del fratello del compagno di classe del cugino della mia ragazza, mi ha detto che stasera c'è una festa in maschera a casa di..Non so...un certo Carlo!"
Disse Gra entusiasta.

"Carlin..." intervenni io "..ne ho sentito parlare pure io di questa festa."

Marta ci fissò, titubante e annoiata.
"E' una festa a tema?" domandò lei, facendo un tiro dalla sua canna-capolavoro.

"Ragazze non possiamo andarci, mi hanno detto che la Signora Carlin ci odia, è proprio omofobica...dobbiamo rimanere a casa." Risposi prontamente io.

"E invece no!" Esclamò Gra. "Passeremo inosservate, è una festa in maschera...non possiamo rinunciare a tutto quell'alcool..."

Così Gra, dopo averci convinte, iniziò a cercare dei vestiti adatti per la serata e coinvolse anche Zaza nel suo diabolico piano illusorio.

Zaza sfoderò il suo fascino travestendosi da Goku di secondo livello.
Sono passati 9 anni dalla prima volta in cui incontrai Zaza e poche, pochissime, volte sono rimasta delusa da lei. E' il tipo ribelle che ama il divertimento e allo stesso tempo è infastidita dalla gente e per questo spesso si perde e abissa nella sua paranoia.
Ha molti ideali , tanti progetti, e una carica di determinazione che l'aiuta a combattere e raggiungere i suoi sogni.


Gra invece la conosco da quasi 3 anni e mi sembra di conoscerla da sempre.
Questa sera indossa dei vestiti molto stilosi, come al solito.
Non ha bisogno di travestirsi, sembra perennemente un bel ragazzo, lei stessa dice di sembrare un frocio.
Così lei si preparò alla serata con i suoi RayBan che non abbandona mai.


Infine Marta indossò un costume che la faceva assomigliare tanto ad un Teletubbies e, probabilmente, non se ne rese nemmeno conto, ubriaca e stonata com'era.

Io, invece, decisi di vestirmi da principe, buttiamoci sul classico.

Ci affrettammo ad uscire di casa, passo svelto.
Io ero tesa e fissavo Marta che sembrava voler dire qualcosa, ma non diceva niente.
Allora , per rompere quel silenzio, le dissi: "Ho fatto un sogno questa notte".

"Anch'io" mi rispose lei, continuando a camminare e fissando il pavimento.

"E cosa hai sognato Marta?"

"Che i sognatori spesso mentono..." ribattè lei, fermandosi di colpo.
Gra e Zaza fecero lo stesso.

"Ecco Claudia, la regina delle sveltine, Lei danza e lascia una scia di donne dietro al suo passo, così rapido e menefreghista.
Non si cura di loro, lei continua e cammina.. e miete vittime.
Saranno forse le sue scarpe orrende le sue armi di vittoria?
Così anch'io sono rimasta fregata, e ho cambiato rotta perchè Lei, Claudia, Regina dal Gusto Orrido, mi ha resa sua schiava e ho dovuto innalzarla ad un rosso potente.
Prepotenti le sue parole che m'intasano il cervello e sia resa grazia a Lei, Marya, che mi salva e mette pace quando i miei tormenti diventan protagonisti..."



"Basta, Basta Marta, Taci! Tu Parli di Nulla!" dissi io, fermandola.


"Parlo ,infatti , di Sesso." rispose lei.

Io la guardai perplessa , fingendo di aver capito: "Può essere, ma stai andando in OT."

Nel frattempo Gra e Zaza finirono la partita di strip poker e ci incitarono a proseguire nel nostro cammino.

Arrivate nell'immensa casa dei Carlin iniziammo a gironzolare e ad accendere il nostro portentoso Gayradar.
C'era tantissima gente, la maggior parte degli invitati era già ubriaca al nostro arrivo, e questo lo capimmo soltanto quando iniziarono a ballare dei lenti sulle canzoni della Tatangelo.
Io volevo soltanto scappare, Marta e Gra si erano già tuffate sugli alcolici e Zaza...Lei non lo so che fine avesse fatto.
Nel frattempo iniziai a guardarmi bene intorno e fu in quel momento che mi accorsi che un Carlin mi stava osservando, laggiù, in lontananza.

Glen , infastidito, corse subito da Arthur, il signor Carlin.
"Papà, c'è una donna vestita da uomo, cosa dobbiamo fare?!"

"Niente figliolo, non rovineremo noi la nostra festa, non ci pensare." Disse tranquillamente il padrone di casa.

Glen si allontanò sbuffando.

Improvvisamente la pista da ballo s'illuminò di luce diversa e straordinaria, rimasi quasi accecata da quella visione così sublime perchè , mai, niente al mondo mi aveva stravolto il cuore così, in un solo istante.

"Ha mai amato il mio cuore?" bisbigliai a me stessa.

Ed ecco lei, la ragazza più bella che i miei occhi videro in tutta una vita.
Mi mossi velocemente verso quest'angelo appena incontrato, sperando di ballare almeno un "Pam Pam" con Lei.
Mi mescolai in mezzo a uomini disgustosi per raggiungerla, e poi si...arrivai al suo cospetto.
Non riuscii a dire una parola, rimasi lì a fissarla dolcemente, come un ebete praticamente.
Lei fece lo stesso...sussurava un.." Oma si ma lelele zun Pam pam..pam pam..."
Perdendosi anche lei nei miei occhi.
E per un momento mi accorsi di aver trovato il paradiso, finchè non venne richiamata dai suoi genitori per parlare con dei tizi.

Io indietreggiai....
Zaza mi raggiunse , era agitata, scrollò le spalle e mi disse:
"Senti Ale...mi hanno parlato di lei..."
"Come...come si chiama il mio amore?"

"Spencer..ma, Ale, io ho la certezza...la certezza che lei è etero..."


"Un'etero curiosa..." dissi silenziosamente, col cuore distrutto e sconvolto.

Nello stesso tempo Spencer avvicinò Gra che era già decisamente ubriaca , e le chiese:
"Sai come si chiama quel principe laggiù che ci osserva?!"

"AhuahuUhuauhaHUAUhuauahua Principe?! Quella è una Lella..ma non una lella qualsiasi...è potentemente Lella."

"Quindi...ha le tette...Oh destino! Il mio unico amore nato dal mio unico odio!" esclamò Spencer, disanimata.

Restammo a fissarci giusto qualche altro istante, poi lei dovette tornare nella sua camera e io invece uscìì da casa Carlin, con la mia allegra combriccola.

<<ho la certezza che lei è Etero..Lei è etero..è etero..etero...tero..ero..ro..oooo..o..o..o..o>>

Questo era l'eco dei miei pensieri.
Non potevo andarmene così , dimenticando tutto quanto, senza la possibilità di chiederle conferma.
Così mi allontanai dalle mie amiche e scavalcai il cancello di casa Carlin, al quale era appeso un cartello raffigurante due figure in gonnella che si tenevano per mano:

"IO NON POSSO ENTRARE!"

Questo era il messaggio di quel cartello ma io, detto finemente, me lo feci passare per la minchia.

Superai con abilità l'ostacolo e mi nascosi tra i cespugli osservando un balconcino e infine la vidi comparire.

"Cos'è quella puzza laggiù? Ohhh è la discarica..e Spencer è la munnizza.."
Nono.Scherzo.Ricominciamo.
Ok, atmosfera:

"Cos'è quella luce laggiù? Ohhh è l'Oriente..e Spencer è il sole..."

"Minchia!" ...urlò Spencer.

"Oh parla ancora, angelo di luce!" sussurrai io senza farmi sentire.

"Oh Ale, Ale, Perchè Sei Tu Lella?!
Rinnega le tue convinzioni, rifiuta le etichette o se non lo vuoi, palesami il tuo amore e io non mi fingerò più Etero!"
..sclerò Spencer.

"Ascolto ancora o parlo adesso?" domandai a me stessa.


"E' solo la tua etichetta che mi è nemica, anzi, lo è per la mia famiglia.
Cos'è una Lella poi? Non è un braccio, nè una mano, nè un piede, nè un viso, non è una parte di una donna.
Quella che noi chiamiamo Gnocca anche con un altro nome ispirerebbe sesso.
Così Ale senza quell'etichetta , resterebbe perfetta, così com'è.
Oooooh Aaaale! Per quella definizione che non è parte di te ti do in cambio tutta me stessa!!"


"Ti prendo in parola amore!" urlai sbucando fuori dal cespuglio che mi nascondeva.

"Chi cazzo sei tu che difesa dalla notte inciampi nei miei più stupidi pensieri che abitualmente faccio ad alta voce non curante del fatto che tutta la mia famiglia e i miei vicini potrebbero sentire?!" domandò lei, visibilmente urtata dalla mia invadenza.

"Sono Ale , quella lella, tu puoi chiamarmi solo Ale." dissi io facendole l'occhiolino.

"Ohh sei tu! Ti riconosco! Ma cosa ci fai qui?! Se ti vedono..ti ammazzano!" disse preoccupata la mia Spence.


"Io non temo i tuoi parenti! Paula non mi fa paura!..l'unica cosa che m'inquieta è che sei americana e comprendi il siciliano..anzi! Mi terrorizza ancor di più il fatto che io capisco te!"

"Non fare sti pensieri stupidi, piuttosto se mi vuoi dimmelo veramente."

"...Giuro su quella piantagione di mary......"


"Non giurare sull'erba!" mi bloccò lei. "Famosa per diventare introvabile in certi periodi e per fare schifo in altri."

"E su cosa devo giurare amore?" le chiesi perplessa.

"Non giurare o se proprio devi..giura su te stessa, che sei la dea dei miei sogni più haaaard."

"Ok, giuro su..."
non mi lasciò nemmeno il tempo di finire la frase.

"No sshh, io devo andare, è pericoloso stare qui...tu non dir nulla..."

"Io non c'ero, e se c'ero non ho visto nè sentito niente"
la rassicurai io.

"Buonanotte, mille volte buonanotte...."

"Mi lascerai così insoddisfatta?!" le chiesi improvvisamente.

"E che soddisfazione puoi avere questa notte!?" mi rispose lei allibita.

"....Lo scambio di...qualche..effusione....qualche coccola sai...."

"Vabbè...abbiamo fatto 30, facciamo pure 31...sali! Ti faccio vedere io chi è quella Lella!"

 

QUARTA PUNTATA - TRAM, DOLCE TRAM


Il tram stazionò in quella fermata per più di 10 minuti e Marta li passò tutti fissando l'orologio nero legato al polso.
Andava di fretta e quella sosta così prolungata aumentava il suo nervosismo, doveva andare in tanti posti e in nessuno di questi.
Scappava da qualcosa che le impauriva il cuore e lo soffocava, andava alla scoperta di una sensazione che nemmeno lei cercava.
IL tram iniziava a riempirsi di gente assonnata e sudata, nessuno d'interessante.
Delle ochette schiamazzavano tra loro leggendo alcuni sms, un signore ben vestito dava il meglio di sè in un discorso tanto lungo quanto noioso, una ragazza invece era sommersa nei suoi libri universitari.
E il tram era fermo, fermo come Marta che non si era mossa di un centimetro per raggiungere quella che , da un paio di giorni, Ale chiamava "felicità".
Marta teneva lo sguardo basso, i rumori intorno perdevano la priorità e lei si rifuggiava nei suoi chiassosi pensieri.
Fin quando, questi, non vennero interrotti da un "Sorryyy, cazzo, Sorry!!"
Fu lì che la vide per la prima volta.
Fu lì che Marta capì che tutto poteva acquisire un senso e che il suo mondo lontano dalla realtà poteva essere stravolto da un semplice battito di ciglia di Lei che, impacciata com'era, si feceva spazio tra i meandri dell'affollato tram e tra quelli della mente di Marta, ormai annebbiata dalla sola figura di quella ragazza che , in tutta quella confusione asfissiante, riusciva a darle respiro.
Le porte del tram si chiuserò e finalmente partì, trasformando quella mancata pazienza di Marta in folle timore di perdere di vista quella visione così stupenda.
La ragazza in questione dava l'aria di aver fatto un viaggio estenuante, si notava la stanchezza nei suoi occhi splendenti e nei suoi gesti così semplici da apparire perfetti.
Tra le mani teneva un malloppo di mappe e cartine varie, le allargava e le scrutava con il fare di chi non ha idea di dove andare e fu in quel momento che apparse lui, un ragazzo muscoloso che attirò le attenzioni delle ochette che ,ora , iniziavano a snobbare il cellulare e gli sms che prima le facevano schiamazzare.

"Ashley cazzo! Muoviti! Almeno cerca di capire in quale fermata dobbiamo scendere!" le imprecò contro lui, visibilmente infastidito da quella situazione.

"Ci sono, ci sono quasi...dobbiamo scendere tra due o tra 6 fermate...Municipio no?" le rispose lei per zittirlo.

"Tra 2 o tra 6?! Diavolo Ash, c'è una bella differenza, dove mi vuoi far finire?!" disse Aiden ancor più scocciato di prima.

Ashley , alzando i toni, gli rispose:

"We bello, cerca di rilassarti, non sei l'unica vittima della stanchezza e, se proprio vuoi saperlo, non intendo passare un altro minuto in questo tr..in questo...in.."

"Cosa ti prende Ash?" le chiese Aiden perplesso...

Ashley si bloccò davanti a quello sguardo imperforabile che le stava di fronte , non riuscendo a completare la frase.

"Intendo....magari si..è tra 6 fermate..forse 7..probabilmente 8..." disse lei sfumando la voce in venerazione.

Aiden seguì la traiettoria degli occhi di Ash che ora si erano accesi come un faro nella notte più buia..e arrivò fino a Marta che, in quel momento, era il cielo illuminato sopra l'immensità di un mare dapprima piatto e monotono, e ora invece travolto da una tempesta inarrestabile, così era l'anima di Marta.

Aiden , notando quella strana atmosfera che lo escludeva, decise di approfittarne e si avvicinò a Marta.


"Hi"
le disse, sorridendo.
"Ti sei fatto male?" domandò distrattamente Marta che era ancora persa a guardare Ashley.
"....No...uhm...volevo solo chiederti un' informazione....sai dov'è.." continuò lui.
"Beh..so dov'è il Municipio..dovete scendere.."

"Ci porti tu...?"
intervenne improvvisamente Ashley sfoggiando il sorriso più bello per l'occasione.

Marta ebbe un sussulto al cuore che però non le impedì di sussurare un muto "Si.." e , nello stesso tempo, Ash dimenticò il motivo per il quale era scesa così di fretta in Sicilia.
Le due si persero in un sorriso complice e scesero dal tram una accanto all'altra, continuando a fissarsi mentre Aiden ,sbigottito, aumentava il passo per star dietro a Marta e ad Ash che, in quel momento, si trovavano in un posto che lui, anche correndo alla velocità della luce, non avrebbe mai potuto raggiungere.
 


Continua....