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Titolo: The Kiss
Autore:
Kathryn Clark
DISCLAIMER:
South of Nowhere e i suoi personaggi sono di proprieta di The N network.
Rating:
PG
Traduzione:
TiredEyes (1.1-1.3) - LiciaCricia (1.4-2-3)
 

Vai a Cap: 1.1 - 1.2 - 1.3 - 1.4 - 2 - 3


Capitolo 1

Quando Ashley aprì la porta, sentì un dolce, tenero sorriso diffondersi sulle sue labbra. Davanti a lei stava la ragazza di cui aveva scoperto si stava innamorando, che la faceva agitare e sentire insicura, sbilanciandola in un modo che non aveva mai provato prima. Quella era la ragazza che voleva più di ogni altra cosa, più di chiunque altro, al punto tale che l'aveva quasi allontanata spaventata.

Spencer ricambiò il suo sorriso, e mentre si guardavano negli occhi, un silenzioso messaggio fu scambiato. Quello era il momento - niente più ostacoli, niente più ragioni per cui non potesse accadere, niente più scuse. Era tempo di cedere a ciò che si erano negate.

Entrò in casa e chiuse la porta dietro di se. Seguendo la guida della bruna, il suo cuore che batteva forte nel petto. Questo è davvero il momento.

Ashley aprì la porta della sua stanza, e si girò a guardare la bionda. Si allungò per prendere le sue soffici dita, prendendole tra le sue e tirandola dentro. Per un momento si guardarono soltanto, e poi trasse di nuovo a se la mano nella sua. Allungò l'altra, spostando una ciocca di capelli dietro all'orecchio della ragazza più giovane, facendo scivolare il palmo contro la sua guancia.

Spencer poteva percepire il suo caldo respiro sulle sue labbra, e sentì un brivido correrle giù per la schiena. Sembrava che si stessero avvicinando ad un ritmo pazzamente lento, fino a che finalmente si incontrarono. Le labbra di Ashley premettero contro le sue, il suo tocco leggero, dolce. Voleva allungarsi per avvolgerla tra le sue braccia, per tenerla, ma era incapace di fare qualsiasi altra cosa che ricambiare il bacio, la mano che stingeva il braccio di Ashley dove era appoggiata.

Ho aspettato così tanto..Si separarono e si riavvicinarono ancora, lasciando una scia bagnata tra le loro labbra. Finì anche questo bacio, e Ashley prese le sue soffici dita ancora una volta, spingendola fino al letto. Si sedettero, e questa volta fu la ragazza più giovane a fare la prima mossa.

Le braccia di Spencer avvolsero il suo collo, e Ashley sorrise contro le sue labbra. La spinse dolcemente indietro contro il materasso, succhiando quell'invitante labbro inferiore nella sua bocca.Ci passò sopra la lingua, poi se lo portò tra i denti, tirandolo dolcemente mentre si spostava indietro.

Un paio di occhi blu si aprirono, e guardò la ragazza che aveva cambiato la sua vita per sempre. Il calore dei suoi occhi marroni che guardavano dentro i suoi le fecero sobbalzare lo stomaco, mentre l'avvicinava di nuovo per un dolce, veloce bacio.

"Potrei stare così per sempre." sussurrò Spencer, le loro labbra che si sfioravano mentre parlava.

Ashley abbassò la testa, affondando la faccia nel collo della bionda. "Magari puoi farlo."

Incapace di trovare una risposta adeguata, Spencer mosse a malapena le mani lungo la schiena della bruna, spingendole strette l'una contro l'altra. Dopo tutto ciò che avevano passato, l'euforia di essere finalmente tra le braccia di Ashley era abbastanza da renderle gli occhi lucidi. Ma era una sensazione piacevole , e mentre una lacrima le percorreva la guancia, un ghigno le si formò sulle labbra. E' mia.

La ragazza più grande la baciò sotto il mento, lasciando una scia di baci fino a far incontrare le loro labbra nuovamente.

"A che cosa stai pensando, Spence?"

"Solo che...Non posso credere che sia vero" disse lei. "Sono davvero tra le tue braccia."

"Certo che lo sei" sussurrò Ashley. Guardò Spancer con uno sguardo di aperto affetto, uno sguardo che era stata costretta a sopprimere per troppo tempo. Ora che era con lei, non poteva più trattenersi. E non voleva farlo "Sei così bella..."

Spencer arrossì, abbassando lo sguardo per un momento. Quando alzò lo sguardo, vedendo l'espressione negli occhi di Ashley, un'espressione di pura, nuda emozione, sentì il respiro bloccarsi in gola. Credo di essere innamorata di lei.

Era troppo tutto insieme, un sentimento condiviso da entrambe, e non vennero dette altre parole quella notte. Si baciarono fino alle prime ore del mattino, e poi dormirono, godendo del conforto di un abbraccio dolce, innocente, seppur in qualche modo intimo. Nel sonno, Ashley si avvolse contro la schiena di Spencer, grazie ad un bisogno inconscio di proteggere il suo nuovo amore. Grazie a lei, questa era la prima volta in cui era davvero reale. La prima volta in cui era amore.



Capitolo 1 -Parte 2

Spancer saltellò praticamente fino all'entrata e alla porta. Entrò, e il suo buon umore iniziò a sbiadire nei recessi della sua mente. C'era il silenzio. Le luci erano ancora spente, e sembrava che nessuno fosse a casa, o che nessuno fosse sveglio. Controllare l'orologio le confermò che era quasi l'una.

Entro nel salotto, e i suoi occhi caddero su una figura seduta nel buio.

"Clay...stai bene?" chiese.

Lui alzò lo sguardo su di lei, e ciò fu abbastanza per rispondere alla sua domanda. Le guancie di suo fratello erano rigate dalle lacrime, i suoi occhi rossi e gonfi. Camminando fino al divano, si sedette accanto a lui.

"Non è andata così bene, huh?"

Clay scosse la testa. Mentre parlava, la sua voce era rauca. "Non so cosa mi aspettavo. Ma...non l'ho trovato."

Spencer annuì, uno sguardo comprensivo sul volto. Lo abbracciò, e lo sentì tremare impercettibilmente tra le sue braccia. Non lo aveva mai visto così turbato. Quando tutti gli altri sono felici, Ash ed io siamo infelici. Ora è come se tutto si fosse invertito. Non potremmo essere tutti felici per una volta?

"Clay" disse dolcemente "Non importa cosa hai pensato di trovare, noi rimaniamo la tua famiglia. Sono ancora tua sorella, e ti voglio bene."

Lui sospirò. "Grazie, sorellina. Anch'io ti voglio bene."

Sedettero insieme in silenzio per un po', fino a che all'improvviso il telefono di Spencer iniziò a suonare. Guardò chi era, e un enorme ghigno le si diffuse sulle labbra. Premette il pulsante "Rispondi" e se lo portò all'orecchio.

"Hey tu" disse.

"Ciao."

Spencer sentì il suo stomaco sussultare al suono della voce della sua nuova ragazza. " Ti rendi conto che è meno di un ora che ho lasciato casa tua, vero?"

"Lo so," sospirò Ashley, facendo il broncio. "Ma mi manchi di già."

"Pazza."

Scoppiò a ridere quando sentì la bruna schernirla con il suo finto dolore. Sapeva che dall'altro capo del filo, la ragazza più grande stava sogghignando.

"Hey, non è carino. Stai urtando i miei sentimenti, Spence."

Alzò gli occhi al cielo, e si voltò nascondosi da suo fratello per bisbigliare "Mi farò perdonare più tardi, ok?"

"Mi piace come suona."

Spancer arrossì. "Anche a me. Ci vediamo stasera?"

"Puoi scommetterci. Ciao, piccola."

"Ciao Ashley."

Schiacciò il bottone "chiudi", e poi abbassò lo sguardo sul suo cellulare, mordendosi il labbro. Se non l'avesse fatto, sapeva che il suo ghigno sarebbe diventato incontrollabile. Quindi è così che ci si sente ad uscire con Ashley. Il suono di una risata divertita le fece alzare gli occhi su Clay, che stava sorridendo nonostante le lacrime. Sentì del calore dispargersi sulle guance ancora una volta, e abbassò lo sguardo sulle sue mani.

Lui si allungò per darle una pacca sul braccio. "Avete risolto le cose vuoi due?"

Lei annui, sorridendo al ricordo della notte precedente.I teneri, dolci baci, i tocchi gentili e il calore e la sicurezza che aveva provato, sdraiata là tra le braccia di Ashley. Tutto ciò la fece domandarsi il perchè ci aveva messo così tanto a realizzare che era davvero ciò che voleva. Dopo aver vissuto ciò, dubitava che sarebbe mai potuta tornare alla sua vecchia vita. E sono così contenta che Papà mi amerà nonostante tutto. Vorrei solo che lo facesse anche Mamma. Quel pensiero fece in modo che qualcosa si stringesse e le facesse male nel petto.

Clay sghignazzò. "La mia sorellina, tutta cresciuta ed innamorata."

"Stai zitto!" Rise, e lo spintonò. "...dov'è Papà?"

Il sorriso sul suo volto sbiadì di nuovo. "Di sopra. Non si è mosso da quando sono arrivato a casa."

Lei corrugò la fronte, e poi si alzò. Spencer percorse la strada fino al piano di sopra, notando che tutte le luci erano ancora spente. Si affacciò con la testa nella stanza di Glen, e la trovò vuota. Ma che diavolo? Camminando lungo il corridoio, aprì la porta della camera dei suo genitori, e restò a bocca aperta davanti a ciò che vide.

Arthur era sdraiato sul letto, con ancora indosso i vestiti che indossava il giorno prima, persino le scarpe. C'era una bottiglia di liquore vuota sul comodino, e la stanza era un disastro. Oh Papà. Mi dispiace così tanto.

"Papà?"

Lui fece uno scatto, ma per il resto non si mosse. Lei si morse le labbra, poi tornò al piano di sotto per trovare Clay esattamente dove l'aveva lasciato. Si stava asciugando gli occhi con un fazzolettino, quindi decise di non disturbarlo. Forse Glen ha lasciato un messaggio. Scommetto che è da qualche parte a fare sesso con Madison in questo momento. Che Schifo. Fece una faccia disgustata e premette il pulsante della segreteria telefonica. Fu sorpresa di sentire la voce tremante della madre.

Il messaggio andava avanti dicendo che Glen si era fatto male alla caviglia giocando a basket, e che era in ospedale. Era un messaggio corto brutale, poi aveva riattaccato.

"Clay!"

Lui entrò nella stanza, strizzando gli occhi per il sole che filtrava attraverso la finestra. "Cosa?"

"Hai sentito questo messaggio?" Chiese lei, indicando la segreteria.

"No"

Spencer schiacciò play, e si girò a guardare suo fratello mentre la voce della madre ripeteva i fatti ancora una volta. La sua espressione era shockata, e poco dopo, preoccupata.

"Dovremmo andare all'ospedale" disse lui, andando fino al lavello per lavarsi la faccia."Glen avrà bisogno di noi. E Papà...beh, non sarà nelle giuste condizioni per un po', credo."

Lei annuì. "Chiamo Ashley. Ci porterà lei."

Fece la chiamata, e come si aspettava, la sua ragazza si offrì immediatamente di portarli, nonostante il suo odio per Glen. Vuole solo vedermi, pensò Spancer, cercando di non sorridere. Ciò che era successo a suo fratello era orribile-- avrebbe potuto impedirgli di giocare mai più come prima. Gli infortuni alla caviglia o al ginocchio sono particolarmente debilitanti.

Ciò nonostante, quando suonarono alla porta meno di quindici minuti dopo, e lei andò ad aprire ad una sorridente e bellissima Ashley, non potè fare a meno di sentire un'ondata di felicità.

"Ciao piccola" sussurrò Ashley, sporgendosi per baciarla.

Il tocco era così gentile che quasi si sciolse contro le labbra di Ashley, ma il fatto che suo fratello fosse dietro di lei le impedì di goderselo troppo. Quindi, premette le sue labbra contro quelle della sua ragazza per un momento, e si staccò da lei.

Clay tossì, rompendo l'incantesimo nel quale si trovavano le due.

"Scusa" gli disse Spencer. Allungo la mano e prese quella della bruna. "Andiamo."

 

Capitolo 1 - Parte 3

 

All'ospedale Ben li stava aspettando nel parcheggio. Gli lanciò uno sguardo comprensivo, ed iniziò ad aggornarli nei dettagli sulle condizioni di Glen. Spostò lo sguardo sulle due ragazze, e offrì loro un sorriso. Spencer si trovò a forzarne uno sul viso a sua volta, nonostante lui stesse solo cercando di essere carino. E' così viscido. E, è una parte delle ragioni per cui mamma e papà si stanno separando. Sentì una fitta allo stomaco, seguita da un inevitabile pensiero. Io e Ashley siamo l'altra.

Si fece scappare un leggero, quasi inaudibile sospiro. Le spalle le si abbassarono leggermente, e le venne voglia di avvolgere le braccia attorno a se, ma resistette poichè non era sola.

Come se le leggesse la mente, un braccio le si avvolse attorno alla vita, spingendola contro il fianco di una figura più piccola. La familiare, gentile mano le strinse la vita, il gesto soffice e confortante. Alzò lo sguardo e vide la sua ragazza sorriderle. Sa esattamente come farmi sentire meglio.

I due uomini avevano finito di parlare, e Ben fu chiamato ad assistere un paziente. Ora, il membro adottivo della famiglia Carlin stava osservando l'interazione tra sua sorella e la ragazza che era diventata una parte enorme delle loro vite da quando si erano trasferiti dall'Ohio.

Clay alzò un sopracciglio rivolto alle due. "Venite?"

"Sì," rispose Ashley, trascinando Spencer con se.

Camminarono lungo il corridoio fino alla stanza 211, dove Glen sedeva in uno sterile, bianco, letto ospedaliero, leggendo una rivista sportiva. La sua postura era molle e smontata, e l'espressione sul suo volto era una che la sua famiglia non era abituata a vedere. Era sconfitto, triste, e spaventato. Sparito era l'atteggiamento arrogante e impertinente che lo caratterizzava di solito.

Spencer si avvicinò e si sedette sul letto accanto a lui. Lui alzò lo sguardo, e vi erano delle lacrime non piante nei suoi occhi. Senza dire nulla, lei lo abbracciò forte, e lui ritornò l'abbraccio. Clay andò a sedersi dall'altro lato del letto e lo strinse anche lui. Glen, sbirciando da sopra le spalle dei suoi fratelli, vide Ashley indugiare sulla porta, sembrando fuori posto.

"Lo sai che ne vuoi un po' anche tu," la provocò Glen, la sua voce tremante.

Ashley sorrise. Lui le fece cenno con la mano di avvicinarsi, e lei si sedette accanto a Spencer, appoggiando una mano sulla sua spalla. "Lo sai, puoi anche essere uno stronzo, ma nemmeno tu meriti questo."

"Uh, grazie...Credo."

Lei rise e i fratelli finalmente sciolsero l'abbraccio. Glen osservò il braccio della bruna fare un inconscio movimento per avvolgersi attorno a sua sorella, e nonostante una parte della sua mente annaspasse all'idea che Spencer fosse gay, l'altra parte notò quanto sembrasse felice. Se Ashley la rende così felice, non può essere un male...no?

Sorrise a Spencer, cercando di trasmetterle questo messaggio. Dal ghigno brillante che ricevette, seppe che lo aveva ricevuto. Ma poi, mentre notava l'assenza di un certo membro della famiglia, aggrottò la fronte.

"Dov'è Papà?"

Clay rispose, "Indisposto."

Il visò di Glen si riempì di preoccupazione, e si raddrizzò seduto, causandosi un acuto dolore alla caviglia. Boccheggiò e si mordette il labbro, aspettando che passasse. Tre paia di occhi lo guardarono preoccupati.

"Sto bene ora," li rassicurò. "Che diavolo vuol dire? Indisposto?"

Quando nessuno rispose, li fissò infuriato.

Con sua grande sorpresa, fu Ashley che decise di rispondergli. E' più facile per me da fare, questa non è la mia famiglia. Non sono mio padre e mia madre quelli che potrebbero non tornare più insieme. Già visto, già fatto.

"Tua madre e tuo padre si stanno prendendo una pausa l'uno dall'altra"

Lui aggrottò la fronte."Cosa? Perchè?"

Prima che qualcuno potesse parlare, la porta si aprì ed entrò Paula, sembrando in disordine e molto turbata. I suoi occhi erano rossi, ed era chiaro che avesse pianto.

"Per molte ragioni," disse, guardando apertamente Ashley, che le restituì l'occhiataccia. "Vi dispiacerebbe scusarci? Vorrei parlare con Glen per un minuto. Da sola."

I tre si alzarono e uscirono dalla stanza, la bruna facendo scorrere la mano giù dalla vita di Spencer fino alla tasca posteriore dei jeans. Diede una strizzata, sapendo che Paula stava guardando. Prendi questo, Madre Superiore. Scommetto che sta per scoppiarle una guarnizione. Il pensiero la fece ridacchiare, e la ragazza più giovane la colpì leggermente.

"Scusa," disse, ma non lo pensava.

Rimosse la mano dalla tasca della sua ragazza, un sorriso compiaciuto e soddisfatto sul volto. Guardò quegli occhi blu infastiditi, e le rispose con un viso imbronciato. La bionda cercò di mantenere un'espressione ferma e seccata, ma fallì e sorrise. Ho vinto.

Clay chiuse la porta della stanza, e sorrise loro. "Vado a sedermi nella sala d'aspetto fino a che mamma non ha finito, dopo di che torno da Glen. Perchè voi due non andate a prenderci qualche schifezza alle macchinette?"

Ashley lanciò un occhiata a Spencer. Hmm, forse potremmo trovare un ripostiglio delle scope, o una stanza vuota da qualche parte... Occhi blu trovarono i suoi, pieni di consapevolezza.

"Okay, saremo di ritorno in qualche minuto."

Clay annuì, e andò a sedersi. "Tranquille, non c'è fretta."


~~~


Arthur si alzò a sedere sul letto, sentendo un forte dolore alle tempie. Spostò gli occhi annebbiati sulla sveglia sul comodino, e vide che era già mezzogiorno. La cosa che notò subito dopo fu che era ancora vestito con gli abiti che indossava la sera prima, e la stanza sembrava essere stata colpita da un ciclone. Gemette mentre pian piano finalmente iniziava a ricordare gli eventi delle ultime settimane.

Mia moglie ed io siamo separati. Abbassò gli occhi alla fede sul suo dito. Oh, Paula, come hanno fatto le cose a diventare così incasinate?

Una parte di lui realizzò che non avrebbe dovuto essere così geloso di Ben, ma l'altra ribattè che sua moglie non era più stata la stessa da quando avevano lasciato l'Ohio. Era diventata distratta, fredda e distante. E il suo umore era peggiorato da quando Ashley era diventata una parte importante della vita di Spencer. Era così sorpresa della loro relazione, eppure se l'aspettava. Entrambi ce l'aspettavamo.

Si passò una mano sopra gli occhi e sospirò. Mi piace Ashley. Credo che sia un bene per mia figlia, e il fatto che sia una ragazza toglie niente o poco a tutto quel bene. E come padre, sono felice di non dover intimidare qualche ragazzo che sta solo cercando di entrarle nei pantaloni.

Ma quando guardava ai fatti, la loro separazione non c'entrava con questo. Era solo stata l'ultima goccia, ciò che aveva spinto Paula oltre il limite. E per quanto lo riguardava, picchiare loro figlia poichè si rifiutava di smettere di vedere un amica era sbagliato. Picchiarla per qualsiasi ragione era sbagliato.

Se proprio doveva essere onesto con se stesso, il loro matrimonio stava entrando in crisi addirittura prima che si trasferissero. La magia era scomparsa, o per lo meno, persa. Lui aveva provato in tutti i modi a riaccenderla, a continuare a sperare che un giorno Paula si sarebbe svegliata di nuovo felice, e l'avrebbe voluto come lo voleva prima. Di solito sedevano per ore insieme, parlando delle loro giornate, di come si sentivano, o addirittura dell'ultimo articolo sui giornali. Ora, avere due minuti in cui parlare con sua moglie era chiedere troppo.

Ma è davvero disposta a rinunciare a tutto ciò che abbiamo...solo per finirla?

Sentì le lacrime affiorare di nuovo, e si premette il volto nei palmi delle mani. Con le spalle che iniziavano a tremare, non riusciva a ricordare l'ultima volta in cui si era sentito così solo.


~~~

Spencer si ritrovò con la schiena premuta contro il distributore automatico, nel corridoio fortunatamente vuoto. Con il corpo di Ashley premuto contro il suo e le loro labbra fuse insieme, si accorse che le importava sempre meno del fatto che avrebbero potuto essere scoperte. A chi può importare, comunque? Non sono fatti di nessuno se bacio la mia ragazza.

Gemette mentre una dolce, calda lingua accarezzava la sua, e gentili mani vagavano sui suoi fianchi, per posarsi sulla sua vita. La punta dei suoi pollici stuzzicò la piccola parte di schiena che era lasciata scoperta dal suo top, scivolando appena sotto l'orlo.

Si ritrovò a contorcersi, mentre un calore le si sprigionava nel basso ventre. E quello era decisamente qualcosa da salvare per un luogo privato. Allontanando la bocca, si prese un momento per riprendere fiato.

Caldi occhi marroni guardarono dentro i suoi.

"Dovremmo fermarci prima di diventare troppo...fisiche."

Ashley fece un viso imbronciato, dopo di che posò un gentile bacio sulle sue labbra. Disse, "Lo so. E' solo che non riesco a tenere le mani lontano da te, ora che sei mia. Voglio dire, non che pensi di possederti o altro, sei totalmente una persona a se, e lo sai questo, dimentica e basta che abbia detto..."

Il suo rantolare fu interrotto da un paio di soffici labbra. "Shh. Sono tua. Tutta tua."

Il largo ghigno che si fece strada sulle labbra della bruna era radiante, e lei affondò il volto nel pallido collo della ragazza più piccola, respirando il suo profumo. Non sono mai stata così felice con qualcuno prima. Lei potrebbe essere quella capace di far sistemare me, Ashley Davies, e buttare via la vita da party. Non c'è modo che mandi tutto a puttane, lei è la cosa migliore che mi sia mai capitata.

"Anche io sono tua, lo sai," disse, baciando quella liscia pelle.

"Lo so."

~

All'insaputa delle due ragazze, Paula aveva assistito a quasi tutto quello scambio. Un cipiglio le si era creato sul viso, e non c'era nulla che desiderasse di più che prendere e strappare quella ragazza da sua figlia. Ma qualcosa nel modo in cui Spencer sembrava felice l'aveva fermata. Non posso farle lasciare quella..Ashley...anche se vorrei.
Un fastidioso dolore le riempì il petto mentre realizzava che aveva perso sua figlia. Perso il suo amore, persa la sua amicizia, persa la connessione che avrebbero dovuto avere. Perso il legame tra madre e figlia. E' possibile recuperare una cosa simile? Arthur aveva detto che lei aveva creato un cratere tra lei e sua figlia, ma era grande più come un mini-continente.

La mano di Ben sulla sua spalla le fece quasi sfuggire un gemito, ma lo represse. Se Spencer l'avesse vista, sapeva che sarebbe nata una discussione. Lui diede un'occhiata alle due ragazze, che si stavano baciando di nuovo, questa volta in un dolce, casto modo.

"Andiamo, Paula, diamogli un po' di privacy," sussurrò lui. Lei annuì, iniziando ad allontanarsi. Prima di andarsene, lui portò gli occhi nuovamente sulle ragazze, dandogli un rapido sguardo. Poi anche lui si allontanò dalle due.

~

Una settimana dopo, nel parcheggio della King High, Ashley uscì dalla sua macchina e raggiunse il lato del passeggero. Aprì lo sportello per Spencer, che le sorrise. Non appena lo sportello si fu richiuso alle sue spalle, avvolse le braccia attorno al collo della bruna, incurante di chi potesse vederla mentre si sporgeva per un bacio. Tutti ormai pensavano che fossero una coppia, ad ogni modo.

"Che schifo!"

Una serie di risatine strafottenti le costrinsero a seprararsi. Ashley lasciò la mano sulla schiena della bionda, guardando oltre la sua spalla Madison e le sue molte cloni senza-cervello.

"Se fa così schifo allora non guardare," ribattè.

La cheerleader la schernì, "Cosa? E lasciare che voi checche disgustiate il resto degli studenti? Non credo proprio."

Ashley alzò gli occhi al cielo. Ha bisogno di un trapianto di cervello. "Suca, Madison."

Le cloni cheer-etero "oooh-eggiarono" all'insulto, e tutte guardarono il loro capo, come per comunicarle che doveva risponderle a tono. La sua faccia assunse un'aria di estrema repulsione, mentre alzava le sopracciglia in direzione di Ashley.

"E io che pensavo che quello fosse compito di Spencer."

La bocca di Ashley si spalancò, mentre fissava Madison, che sembrava estremamente soddisfatta di se stessa. Accanto a lei, Spencer sentì una fitta di dolore, e quando occhi castani incontrarono i suoi, non riuscì a nasconderlo - non importava quanto ci avesse provato.

Uno sguardo d'odio si formò sul suo viso, rimpiazzando lo shock. "Oh, dimmi che non l'hai detto."

Lei incrociò le braccia davanti al petto.

"Ho balbettato?"

L'espressione di Ashley si tramutò in rabbia, e avanzò verso Madison, con tutta l'intenzione di picchiarla fino a quando non avesse raggiunto sei sfumature diverse di nero. Nessuno parla della mia ragazza in quel modo. Tuttavia, sentì un paio di dolci, ma forti braccia avvolgersi attorno alla sua vita e tirarla indietro.

"Spence, lasciami andare," disse, posando poi lo sguardo sulla ragazza ispanica. "Ti farò ingoiare i denti, puttana!"

Ancora una volta tentò di muoversi, ma non ci riuscì. Spencer la teneva, usando la sua figura più grande a suo vantaggio, trattendendo l'irata brunetta dal fare qualcosa di cui si sarebbe pentita. Lei continuava a contorcersi, ma nonostante fosse difficile trattenerla, ci riuscì.

"Ash...non lo fare, ti prego."

Ashley smise di dimenarsi, e si voltò tra le sue braccia. "Non può degradarti così, Spencer. La Regina delle Puttane ha bisogno che le si insegni una lezione."

La bionda sospirò. "E quindi cosa farai, Ash? La picchierai a sangue, e ti farai espellere? Lo sai che tua madre ti spedirebbe da qualche parte, lontana da LA e da me."

"Ma.."

Madison la interruppe, ricordando ad entrambe la sua decisamente spiacevole presenza. "Lasciaglielo fare Spencer. Almeno la cara mammina non sarà delusa. Non c'è dubbio che si aspetti che Ashley mandi tutto a puttane - non vorremmo cambiare tutto ciò ora."

Ashley si voltò, stringendo gli occhi, digrignando i denti alla cheerleader.

Le braccia attorno a lei la strinsero di nuovo, e sentì un caldo respiro sull'orecchio. "Shh, piccola, sta solo cercando di farti arrabbiare. Non cascarci."

"Bene.." ronzò Madison, " tutto questo sta iniziando ad essere noioso. E' stato stupendo chiacchierare con voi due, lesbo."

E con quello, lei e la sua armata di pecore pascolarono via, ridendosela tra loro. La bruna continò a fumare, tirando frecciate con lo sguardo alle loro nuche. Dio, le loro madri avrebbero dovuto abortire. Non è possibile che siano orgogliose che le loro figlie siano diventate così.

Una volta scomparse dal loro sguardo, si rannicchiò tra le braccia della sua ragazza. Sentì lacrime di rabbia e frustrazione riempirle gli occhi, e si strofinò violentemente le guance per sbarazzarsene. Se c'era una cosa che aveva imparato da quando aveva fatto coming out, era che non potevi permettergli di vederti piangere.

Spencer la girò, e si mosse in modo da fermare il violento strofinare della bruna. Si coprì la mano con il bordo del golf, e le tamponò le guance, fino a che le lacrime diminuirono. Mentre lo faceva, le parlò con una voce calmante.

"E' tutto a posto, piccola. E' solo Madison."

"Sei una persona migliore di me Spence. Io l'avrei semplicemente uccisa."

Spencer sorrise questa volta, baciando quelle lussureggianti labbra che stavano leggermente tremando per il pianto. "Assolutamente no, sono del tutto egoista. Voglio che tu rimanga da queste parti per un po'."

Ashley ghignò tra le lacrime. "Solo per un po'?"

La bionda si sporse e le mordicchiò l'orecchio, leccandolo con la lingua per attenuare il dolore. Sentì la sua ragazza rabbrividire tra le sue braccia, e bisbigliò provocante, "Che ne dici di per sempre?"

"Per sempre è perfetto," replicò Ashley. Guardando tutti gli studenti dirigersi in classe, decise qualcosa. "Ti va di andarcene da qui?"

"Si," concordò lei "Andiamocene in spiaggia."

Sorridendo, tornarono in auto.


~~~~~~

Capitolo 1 - Parte 4

La canzone “Forever” delle Veronicas risuonò nello stereo della macchina, ma passò inosservata dai suoi passeggeri. Ashley aprì la sua bocca contro quella di Spencer, facendo scivolare la sua lingua dentro. La bionda si lamentò dolcemente, e si sentì tirata verso il grembo della sua ragazza. La sua mano si mosse verso il collo di Ashley, facendo scorrere le sue dita sulla morbida pelle da bambina.

 

Ashley si staccò dal bacio, sorridendo in su alla sua ragazza.

 

“Sei meravigliosa, Spence” sussurrò, l’espressione sul suo volto così adorabile che la bionda dovette resiste l’impulso di tirarsela vicino e stringerla fino a farle perdere i sensi.

 

“Nah” rispose Spencer, arrossendo “Ma tu sei carina”.

 

Ashley sorrise, e il suo naso si arricciò leggermente. Era lo stesso sorriso della notte in cui si erano baciate per la prima volta. Un sorriso che era riservato solo a lei, la più giovane ne era ben consapevole. Come ho potuto essere così fortunata, ad avere una ragazza così che vuole stare con me?  

 

La bruna si piegò per baciarla di nuovo, il tocco leggero come una piuma, e in una tale contrapposizione con i baci intimi che si erano scambiate appena un minuto prima. Mentre la baciava, pensava, conosco Spencer da qualche mese e già sento come se l’amassi. Lei è tutto per me…ma non ho idea se lei prova un sentimento così forte come il mio

 

Quando indietreggiarono, Ashley disse, “Vorrebbe andare a fare una passeggiata sulla spiaggia, milady?”

 

“Oh, sì, mi piacerebbe molto” rispose in un tono di voce ugualmente ridicolo.

 

Sogghignando, scesero dalla macchina. La bruna fece il giro fino al davanti dell’auto e spense lo stereo, poi chiuse a chiave le portiere. Camminarono attraverso l’area di parcheggio fino alla spiaggia, e fece scivolare la sua mano in quella della sua ragazza, godendosi il contatto con la pelle soffice e liscia. Questa è una delle cose migliori ad uscire con le ragazze, sono così morbide.

 

Non c’erano così tante persone sulla spiaggia come di consueto, dal momento che era un lunedì mattina, e nel bel mezzo della giornata scolastica. Mentre camminavano, passarono accanto a una vecchietta che stava badando a un bambino piccolo occupato a scavare nella sabbia. Gli occhi della donna si spostarono lentamente sulle loro mani unite, e sorrisero loro. Le ragazze sorrisero a loro volta, sorprese di avere l’approvazione di una completa sconosciuta.

 

Andarono oltre, camminando lungo la riva, assaporando la fresca brezza proveniente dall’acqua, e il tiepido sole che risplendeva giù sulle loro schiene.

 

Il silenzio fra di loro mentre girovagavano per la spiaggia era confortevole, non sentivano il bisogno di colmarlo con una conversazione. Anzi le due ragazze provavano piacere alla pura e semplice presenza dell’altra. Spencer sentì il pollice di Ashley sfregare lungo il dorso della sua mano, il tocco la faceva sentire una sensazione di nervosismo in pancia, una sensazione di cui non ne avrebbe avuto mai abbastanza. Era una sensazione di eccitazione, una sensazione che aveva sentito fin da quando aveva incontrato la brunetta.

 

Raggiunsero il pontile, che era diventato il loro “posto”. La loro fuga dal mondo, dove poter stare da sole in pace. Sapeva che era stato per lungo tempo il posto speciale della bruna, e che non lo divideva spesso con qualcuno. Questo faceva in modo che fosse ancora meglio, e gonfiò il suo cuore per l’orgoglio di essere quella che Ashley aveva scelto per condividere quel posto.

 

Spencer ricordò il giorno in cui aveva ammesso di essere gay, proprio in quel punto. Mi chiedo se Ashley sapesse che stavo parlando di lei, quando dissi di aver notato la ragazza con cui stava Aiden. In qualche modo avevo sperato che lei l’avesse colto. Che se mi avesse chiesto più spiegazioni, avrei potuto capirlo più facilmente. Non c’è niente che può disorientare di più del fatto di provare attrazione per la tua migliore amica- soprattutto in quanto ragazza.

 

Si sistemò sulla sabbia, con la sua schiena appoggiata contro uno dei grandi pali del pontile. Carezzò la terra accanto a lei, invitando l’altra ragazza a sedersi al suo fianco. Ashley lo fece, sedendosi abbastanza vicino, così che le loro spalle si toccassero.

 

Sedettero in silenzio per un minuto, prima che la bruna parlasse. “Posso tenerti fra le mie braccia, Spence?”

 

La bionda si voltò verso la sua ragazza, che aveva un’espressione nervosa sul volto. Era sconcertante che ora, dopo averla tenuta fra le sue braccia un incalcolabile numero di volte, e averla baciata in una maniera  che non si poteva definire assolutamente casta, Ashley si sentisse insicura.

 

Ho incasinato tutte le altre relazioni che ho mai avuto, sia romantiche che non. Voglio essere sicura che questa funzioni, per il bene della mia sanità mentale. O di cosa ne sia rimasta.

 

“Stupida” disse Spencer, sorridendo. Appoggiò la sua testa sulla spalla dell’altra ragazza, aggiungendo, “Sei davvero carina. Non mi devi mai chiedere di abbracciarmi, o di baciarmi. Questo è quel che fanno le fidanzate.”

 

Ashley  sorrise. “Sai, è la prima volta che mi chiami così”

 

“Veramente? Beh, e allora come è questo? Tu, Ashley Davies, sei la mia adorabile bella, magnifica, dolce fidanzata”.

 

Il volto raggiante della bruna era una risposta sufficiente per lei. Sentì un esile braccio che la avvolgeva, la mano di lei che si posava sulla sua vita. Si accoccolò ancora di più nell’abbraccio, prendendo le mani di lei fra le sue.

 

Potrei abituarmi a tutto questo, pensò Ashley.

 

Spencer chiuse gli occhi blu, crogiolandosi nella sensazione di stare così come stava con Ashley. Era così bello, così giusto, che ancora una volta non poteva credere di aver dubitato che questo fosse quello che voleva.

 

“Spence…”

 

Lasciò andare un sospiro soddisfatto. “Sì?”

 

Ashley si fermò, mordendosi il labbro. Gli occhi blu guardarono su verso i suoi, curiosi, ma anche incitandola in silenzio a dire cosa voleva dire. Era uno sguardo che le diceva che avrebbe ascoltato qualsiasi cosa lei avrebbe voluto dirle.

 

“Io…ti amo.”

~~~

 

Arrivò l’ora di pranzo, e Aiden perlustrò la scuola alla ricerca delle sue due migliori amiche. Una parte di lui non poteva evitare di pensare come fosse triste che le due persone con cui usciva sempre fossero la sua ex e la ragazza per cui pensava di essersi preso una cotta.

 

L’aveva pensato. Ma quando Spencer era sull’orlo delle lacrime quella notte all’ Hollywood Bowl, dicendo che lui era l’opzione più facile, aveva capito che lei non era quella giusta per lui.

 

Che poi, io voglio bene ad Ash come se fosse la mia migliore amica, e Dio sa che si meriterebbe un po’ di felicità nella sua vita. Qualcuno che la sappia amare in un modo che io non ho saputo, e rimediare a tutte le mancanze di attenzione da parte di quella merda di genitori.

 

Sprofondò su una panchina. Scommetto che hanno marinato la scuola insieme. Lasciò cadere la fronte nella mano, il gomito puntato sul tavolo. In qualche modo ho la sensazione di stare per passare molto più tempo da solo, almeno fin quando la fase “luna di miele” non finirà.

 

Aiden sospirò.

 

Saltò quasi in aria quando sentì una mano sulla sua spalla.

 

“Hey, amico”, lo salutò Glen. Il piede di lui era ingessato e aveva le stampelle sotto le braccia, ma era di un umore complessivamente migliore adesso che era ritornato a scuola.

 

“Hey” rispose Aiden. “Cos’è successo?”

 

“Un incidente di basket. Il Mister dice che devo stare in panchina per il resto della stagione. Quindi, congratulazione, sei di nuovo il primo uomo. La star.”

 

Aggrottò le sopracciglia. Glen ha un vero talento. Anche migliore del mio.

 

“Che rottura” disse lui. “Sai,no? Per te”

 

Glen sospirò, sprofondando sulla panchina. “Beh, la mia ragazza mi ha già lasciato perché non posso giocare, mia mamma si è separata in una maniera indefinita da mio padre, e mia sorella è gay e esce con una ragazza più sexy di quelle che io abbia mai avuto. Cos’altro potrebbe succedere?”

 

Aiden gli diede una pacca sulla spalla, cercando di riconfortarlo, ma sentendosi impacciato ad agire così. “Andrà tutto bene. La cattiva sorte non può durare oltre.”

 

“Facile per te dirlo” borbottò lui.

 

“Ma davvero? Ho messo incinta Ashley, abbiamo perso il bambino, e lei mi ha detto che la nostra relazione le era servita per capire se poteva realmente amare i ragazzi in quel senso o no- e che sospettava di essere lesbica. Poi mi dice che il suo amore per me è solo platonico. Così, a caldo, mi metto insieme alla più grande puttana della scuola, inizio a credere che lei potrebbe amarmi, poi arrivi tu, quasi perdo il mio posto in squadra, e lei mi molla per te. Mi prendo una cotta per tua sorella, e lei se la prende per la mia ex. Dimmelo di nuovo come è facile per me dire che andrà meglio!” 

 

Glen rimase seduto lì, senza parole. “Scusa, amico, non ho mai…”

“Sì, fa niente”, disse Aiden, alzandosi. Si mise lo zaino sulle spalle, gettò una volta ancora lo sguardo sul biondo ferito, e poi se ne andò via.

 

Il primo cestista sospirò. Ci stava provando così tanto a diventare amico con Aiden. Questo era lo strike one. Altri due e sei eliminato.

 

~~~

 

A Spencer mancò il respirò.

 

“Ti amo così tanto, Spencer”, disse Ashley, l’aperto sguardo di affetto sul suo volto rassomigliava a quello della notte in cui si erano baciate.

 

Oh, ti prego, fa che non abbia accelerato troppo le cose…Lei non sta dicendo niente!

 

Come il silenzio della bionda continuava, l’altra aggiunse, “Io, um, capisco se tu non…”

 

Delle morbide labbra la interruppero a metà della frase. Quando si distaccò, fu salutata dalla vista di luccicosi occhi azzurri.

 

“Ti amo anch’io, Ashley” disse Spencer, la sua voce piena di convinzione.

 

La bruna lasciò andare un sospiro di sollievo, e sorrise, abbracciando Spencer contro il suo corpo. Strofinò la sua mano contro la schiena della bionda, stringendo le sue spalle. Sentì la sua faccia premuta contro il collo di lei, e questo le fece allargare il sorriso.

 

Stettero così per un tempo prolungato, godendosi l’abbraccio. Nessuna delle due poté ricordare di essere stata così felice come lo erano dal momento in cui si erano messe insieme. Mi ama, pensò Spencer, stringendo la presa sulla ragazza più grande, provando a sprofondare nelle braccia di lei. Come reazione, sentì Ashley stringerla vicino a sé. Non voglio lasciarla mai, o separarmi dalle sue braccia.

 

La pancia di Ashley brontolò, interrompendo quel momento. Sorrise timidamente alla sua ragazza, staccandosi dallo stretto abbraccio.

 

“Hai fame, piccola?” Spencer la prese in giro, dandole un leggero bacio sulle labbra.

 

“Un po’, ma posso aspettare.”

 

Incominciarono a baciarsi di nuovo, fino a che la pancia della bionda imitò il suono che aveva fatto quella della bruna. Entrambe le ragazze risero, e si alzarono.

 

“Penso che dovremmo andare a mangiare qualcosa, huh?” disse Spencer, prendendo la mano della sua ragazza. “Che ne dici di portarmi fuori a pranzo?”

 

Ashley rise, trascinandosi verso il parcheggio e la macchina. “Sembra quasi che l’avessi programmato.”

 

~~~~

 

Il campo di basket era pieno di azione, mentre la squadra giocava una partitella di allenamento. L’allenamento era andato molto bene fino a quel momento, tutti i giocatori pieni di energia, giocavano meglio di quanto non avessero fatto da un po’ di tempo. Aiden avanzò giù per il campo dribblando, poi si fermò di fronte al canestro, il suo tiro in sospensione andò perfettamente a segno.  Lanciò un urlo e il pugno in aria, e gli altri compagni di squadra gli diedero una pacca sulla schiena.

 

È bello essere di nuovo una star. Mentre lo pensava, i suoi occhi si spostarono su Glen, che era seduto sulla gradinata, il piede sollevato, mentre lavorava su qualche compito per casa. Il mister pensava gli facesse bene venire ancora agli allenamenti, così poteva dare il suo contributo nei confronti dei giocatori che dovevano ancora migliorarsi. Perché mi sento dispiaciuto per quel cretino?  

 

Glen fece del suo meglio per non guardare in su, per non prestare attenzione ai rumori delle scarpe da tennis che cigolavano sul campo, e per non ascoltare la voce di Madison mentre incoraggiava la sua squadra delle cheerleader. È incredibile, rifletteva, come una piccola cosa può cambiare la tua vita per sempre. I compiti appoggiati sulle sue gambe non erano stati neanche minimamente svolti, infatti, non aveva scritto più di una frase durante tutto l’allenamento.

 

I suoi occhi abbandonarono la pagina, e seguirono il movimento del suo ex rivale. Una parte di lui era frustrata per essere fuori squadra, soltanto per il fatto di aver perso i motteggi scherzosi e la competizione. L’altra era preoccupata per il fatto che non avrebbe avuto alcun futuro, se non fosse tornato a giocare. Le sue qualità accademiche erano alquanto lacunose, visto che aveva sempre dedicato il suo tempo e i suoi sforzi al basket.

 

Aiden sembrava così felice.  Era di nuovo in gran forma, visto che l’unica cosa che lo ostacolava non c’era più. Si mosse rapidamente e schivò gli altri giocatori, segnando ripetutamente. Si fermò per asciugare il sudore dalla faccia, usando la maglia.

 

“Glen?”

 

Sbigottito , si voltò. Uno sguardo si fissò sul suo volto. “Che vuoi, Madison?”

 

“Su su, non siamo ostili” disse lei, offrendogli quel sorriso dolce e sciropposo che lo aveva conquistato in primo luogo. “Volevo solo vedere se stavi meglio”.

 

“Sì, sto bene”.

 

Lei mise la mano sulla gamba illesa. “Ci sarà una festa a casa di Sherry venerdì. Ti andrebbe di andarci come mio accompagnatore?”

 

“Quindi, cos’è, Aiden ti molla e tu torni strisciando da me?”chiese lui, innervosendosi. “Non sono così stupido come gli altri credono. So che il tuo ego è ferito e per questo speri che io ritorni a leccarti il culo. Beh, non lo farò.”

 

Lei gli ringhiò “Stai  facendo un grosso errore.”

 

“No, Madison”, rispose Glen, ridendo. “L’errore in realtà è stato mettermi insieme a te.”

 

Un paio di cheerleaders li stavano guardando, espressioni shockate sui loro volti. Lei si girò e lanciò un’occhiataccia, e quelle tornarono al loro programma di repertorio.

 

“Posso renderti la vita un inferno”, sussurrò lei.

 

Lui sogghignò. “Lo è già. Quindi levati dalle palle, okay?”

 

Senza fiato, gli diede un ceffone. Poi si alzò e se ne andò di passo rapido, cercando di nascondere il fatto che era stata appena rifiutata di nuovo. I suoi cloni stavano già perdendo fiducia in lei, non le serviva che la vedessero mentre veniva mollata.

 

Lui scosse la testa e sospirò. Non cambierà mai. 

 

Volgendo gli occhi sul campo, vide Aiden sorridergli e fargli un cenno di approvazione. Lui ricambiò il sorriso, e poi si cimentò di nuovo sui compiti. Forse possiamo diventare amici, ora che non faccio più parte della squadra.

 

 

 

Capitolo 2

Il martedì sembrava esattamente come il lunedì, o almeno così parve ad Arthur. Aveva dormito in maniera incostante la notte prima, e si era svegliato con dei terribili postumi da sbornia, come gli era successo ogni mattina di tutta la settimana. Tutto ciò rendeva il lavoro molto difficile, e i suoi colleghi avevano notato la sua attuale condizione. Aveva sperato di poter tenerla nascosta, e andare avanti come se tutto fosse normale, ma non aveva proprio potuto.

Quello che stava attraversando era una di quelle cose che ti cambiano la vita. Qualcosa di così strano che ci vuole un po’ affinché la mente accetti che stia realmente accadendo. Mi chiedo cosa stia facendo Paula in questo momento. È da sola? È con Ben? La sua espressione si irrigidì al pensiero del dottore. Accidenti a lui. Accidenti a quello stupido bastardo.

“Papà?”

Guardò in su, e vide Clay in piedi sull’uscio. “Ciao, Clay. Che fai qui?”

“Volevo solo vedere se stavi bene” disse lui, entrando e sedendosi. “Non ti ho visto molto, da quando…”

Arthur annuì. “Lo so, mi dispiace.”

Lavorava il più possibile, poi decideva di bere in un pub invece che a casa, per il bene dei ragazzi. Si ubriacava, stava fuori per ore finché non tornava sobrio, e rincasava quando i ragazzi erano ancora a letto. Qualche giorno era uscito di nuovo, prima ancora che si svegliassero.

“No, veramente, è tutto okay”, disse Clay, non volendo che suo padre si sentisse in colpa. “So che è stata dura per te. Voglio dire, beh, è stata dura anche per noi. Sono andato a trovare mamma l’altro giorno, e neanche lei stava molto bene.”

I suoi occhi si spostarono giù verso la scrivania, insicuro su cosa dire al figlio adottivo. Come cavolo faccio a spiegargli che è stata Paula la causa di tutto questo? Non sono perfetto, ma volevo ancora provare a fare funzionare le cose fra di noi. Lo voglio ancora. Ma lei non è venuta a bussare alla mia porta, ancora, e non ho intenzione di inseguirla.

“Dunque io, um, ho trovato la mia madre biologica.”

Arthur guardò in su, sorridendo a suo figlio. “È fantastico, Clay.”

Il volto del diciassettenne si abbassò, suo padre aggrottò la fronte. “Non è stata come mi aspettavo, papà. Non c’è stata nessuna condizione disastrosa per cui ha deciso di abbandonarmi…semplicemente lei non ha voluto tirar su un figlio all’età di quindici anni.”

“Beh, figliolo, è dura da…”

“Lo so”, sospirò Clay. “Solo avrei…voluto che fosse più di questo. Che lei volesse davvero tenermi, ma che non avesse potuto, non importa per quale motivo. Ma non mi è sembrata così sconvolta. Era contenta di vedermi, certo, ma non è stato come se avesse passato del tempo a cercarmi. Sono stato io a doverla trovare.”

Arthur annuì, e si alzò, avvicinandosi al figlio adottivo. “Beh, Clay, molto spesso queste cose non vanno a finire come vorremmo. Ma qui hai una famiglia che ti ama, possiamo non essere sangue del tuo sangue, ma questo non toglie niente a tutto l’affetto che proviamo per te.”

Il ragazzo si alzò, abbracciando suo padre. “Grazie, papà.”

Arthur gli sorrise; era un caldo, affettuoso e confortante sorriso. “Quando vuoi.”

~~~~~~

Ashley se ne andò a tutta velocità dalla lezione di matematica, sentendo che sarebbe morta di atrofia al cervello se fosse stata lì un altro secondo. Dopo aver marinato l’intera giornata di lezione il lunedì, sapeva che avrebbero fatto meglio ad andare a scuola, altrimenti sarebbe state scoperte. E alla bruna mancava una sospensione per ritrovarsi nella merda vera.

Andò verso il suo armadietto, posando i libri che non le servivano. Sentì qualcuno al suo fianco, e senza curarsi di pensare a chi potesse essere, disse, “Hey piccola.”

“Beh, Ashley, non avevo mai pensato che potessi provare qualcosa per me.”

Allarmata, guardò in su per vedere Sherry che se ne stava là, sogghignando.

“Io..uh..,” biascicò lei. “Cosa…ci fai qui?”

Sherry rise. “Beh questo è un saluto parecchio diverso. Nessuna coerenza, huh?”

La bruna strinse gli occhi al clone cheerleader, ficcando i libri che le servivano per i compiti nella borsa. Se la mise sulla spalla, e chiuse l’armadietto.

“Senti, sul serio,” disse lei, ruotando gli occhi. “Cosa vuoi?”

Il ghigno lasciò il volto della cheerleader, e rimpiazzato dallo sguardo più umano che Ashley aveva mai visto sul suo viso. Si avvicinò così che nessun altro potesse sentire cosa aveva da dire.

“Ascolta, Ashley, volevo solo dirti che il comportamento di Madison è stato completamente inaccettabile ieri,” affermò Sherry. “Io posso non pensare che tu sia la migliore persona del mondo, ma Spencer non merita un trattamento del genere. Madison è maligna, lo sappiamo tutti. Quindi...mi dispiace.”

La più giovane la fissò bocca aperta. “Okay, chi sei tu? Una sosia?”

Spencer si avvicinò, avendo visto la sua ragazza fissare Sherry come se le fosse cresciuta una seconda testa. Perché diamine una delle leccapiedi di Madison sta parlando con Ash?

Le si mise accanto e le avvolse il braccio attorno, baciandola sulla guancia. “Cosa succede?”

Sherry sospirò, alzando le spalle. “Sentite, sto organizzando una festa venerdì. Se a voi due va di venire, beh, inizierà alle otto. Presumo che tu sappia ancora dov’è casa mia, Ashley?”

La bruna annuì.

“Okay. Puoi portare qualche amico, se vuoi.”

E con questo, la cheerleader se ne andò a grandi passi.

Ciò era davvero troppo strano. Da quando lei è amichevole? Nel senso, davvero gentile? Si girò a guardare negli occhi blu, che mostravano lo stesso stupore che mostravano i suoi. Lei fece un gesto con la mano, come per dire ‘ Non ne ho la più pallida idea’, e Spencer rise.

“Siamo in un episodio di X-files o cosa?” Ashley chiese. “Un momento…se lo fossimo, sarei Mulder?”

Spencer scoppiò a ridere, scuotendo la testa alla sua ragazza. “Non ne ho idea, ma questa è un pensiero ancora più strambo di quello di Sherry che diventa gentile.”

“Lo so. Filiamocela di qui prima che succeda qualcos’altro.”

~~~~~~

Quando arrivarono a casa di Ashley, nessuna delle due rimase sorpresa di trovarla vuota. Facendole un largo sorriso, la bruna la trascinò al piano di sopra, intendendo approfittarsi del fatto che non sarebbero state interrotte. A volte è una bella cosa che i miei genitori siano fuori cosa la maggior parte del mese. Così è facile fare quello che cavolo voglio.

Si sedettero insieme sul letto, le luci fioche nella stanza, con soltanto una lampada accesa nell’angolo. Il morbido bagliore sulla pelle pallida di Spencer, e i suoi capelli d’oro splendenti fecero mancare un battito al suo cuore. È fantastica. Si allungò e mise la sua mano sulla guancia di lei, avvicinando i loro volti. Il tocco delle loro labbra all’inizio fu soffice, ma presto il bacio diventò più accesso.

Spencer la spinse dolcemente giù, fino a che si sistemarono sul letto, fra i cuscini. Il suo corpo era per metà sull’altra ragazza, i suoi capelli formavano una tenda sui loro visi mentre si baciavano. Le gambe di Ashley erano intrecciate alle sue, i loro fianchi erano premuti gli uni contro gli altri, e si muovevano gli uni sugli altri mentre le loro lingue si scontravano.

Ashley lasciò sfuggire un lamento, allontanandosi dalle labbra di lei per succhiare nel punto dove sentiva la sua pulsazione. Una delle sue mani si mosse sui fianchi di Spencer, incitandola a toccarla con più vigore. Leccò la pelle del collo di lei, che sapeva di sale, poi, avendo trovato una zona particolarmente sensibile, le diede un morso. La bionda si lasciò andare in un lamento, il suono proveniente dal profondo della gola, la sua voce rauca mentre diceva: “Non fermarti, Ash.”

Morse quel punto nuovamente, poi succhiò. Sentì la sua ragazza dimenarsi contro di lei, emettendo piacevoli suoni che Ashley avrebbe voluto sentire a ripetizione. Sollevò la sua coscia leggermente, spingendola su Spencer, che cominciò a sfregarsi contro. Tutto questo è grandioso, pensò lei. Così diverso da quello che era successo con Bryan nel granaio. Lui era un vero pezzo di merda. Ashley mi fa sentire così amata…Voglio che la mia nuova prima volta sia con lei, ma voglio che sia speciale, perfetta.

“Ash?”

“Mhmm,” la bruna mormorò contro la pelle di lei, mentre mordeva ancora in quel punto. Le sue mani si stavano facendo strada sulla schiena da dentro la maglietta, e stavano giocherellando sul gancio del reggiseno, senza effettivamente slacciarlo.

“Lo voglio…veramente,” disse lei. “Ma voglio che sia speciale.”

Ashley arretrò, guardandola con occhi eccitati. Ma oltre questo, c’era anche amore in loro. Sorrise e annuì. “Va tutto bene, Spence. Capisco. Possiamo baciarci, solo baciarci. Non è necessario che ci sia nulla di più, non finché non sarai pronta.”

Spencer sorrise, baciando quelle morbide, succose labbra. “Grazie.”

“Di che?”

“Di…aver capito, di non affrettare le cose…”

La bruna la fissò con uno sguardo serio e affermò sinceramente, “Significhi per me molto più di qualunque altra persona con cui sono stata, Spencer. Questo è molto più che solo sesso, e lo è stato fin dall’inizio. Ti amo, e non voglio ferirti. Mai.”

La ragazza più giovane sorrise, affondando il suo volto nel collo di lei. “Ti amo anch’io.”

Si baciarono per un bel pezzo, fino a che capirono che bisognava fermarsi o sarebbero diventate troppo eccitate, e non ci sarebbero riuscite più. Si sistemarono sotto le coperte, mentre Ashley baciava la schiena di Spencer, un braccio avvolto in maniera protettiva attorno alla pancia di lei.

“Quindi…stavo pensando” disse la bruna, baciando l’orecchio della sua ragazza.

“Non farti male, Ash.”

“Hey!” rise lei, dandole una sculacciata, e facendola gridacchiare. “Questa è stata cattiva. Stavo cercando di dire che pensavo di andare all’ospedale, per fare due chiacchiere con tua madre. Forse posso riuscire a farla ragionare.”

Spencer sospirò, prendendo la mano di Ashley nella sua e stringendola. “Grazie, piccola, ma non penso che funzionerebbe molto bene. La faresti solo arrabbiare di più.

“Non si sa mai, potrebbe valere la pena provarci.”

La bionda si voltò nell’abbraccio, baciando l’angolo della bocca di Ashley. “Piccola, se pensi che possa essere d’aiuto, allora provaci.”

~~~~~~~~

“Cosa?! Hai invitato le lesbiche?” strillò Madison, e Sherry dovette allontanare il telefono dall’orecchio di qualche centimetro, per mettere in salvo il suo udito.

“Non è una gran cosa, voglio dire, ci sono così tante persone invitate, “disse la cheerleader, alzando le spalle. “Non le noteremo nemmeno.”

Madison fece un respiro profondo. “Allora perché ci devono essere?”
“Penso solo che sei stata troppo dura con loro. Spencer è una persona carina, e Ashley non è così male.”

“Come vuoi. Ci sentiamo domani.”

E senza neanche aspettare una sua risposta, il capitano della squadra riattaccò. Lei sospirò, posando giù il telefono sul mobile. Sto solo provando a fare qualcosa di gentile, e tutto quello che ricevo è una sgridata. Fece un sorriso compiaciuto, è roteò gli occhi. Chi si crede di essere, comunque? Posso invitare chi cavolo voglio alla mia festa di compleanno. Non mi serve il suo permesso.

Venne interrotta da qualcuno che bussava. Guardò in su verso la persona alla porta, sorridendo, e si avvicinò per salutarla con un bacio.

“Hey piccola,” la salutò la bionda cheerleader, e Sherry le sorrise.

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Arrivò il venerdì sera, e Spencer e Ashley accostarono alla casa della cheerleader, vedendo che poco più di qualche persona era già arrivata. La casa era grande, anche se non tanto grande quanto la villa dei Davies, e attraverso le ampie finestre si poteva vedere gente che stava festeggiando. Alcuni tizi erano sulla porta, mentre tenevano una cassa di birra in ciascuna mano, e la porta si aprì, facendoli entrare.

“Sei sicura di voler andare?” Ashley chiese, facendo una smorfia. “Non sembra per niente divertente,”

Spencer annuì. “Voglio fare gli auguri a Sherry. È stata parecchio gentile quando ero in squadra. Ma sai che ti dico, se fa schifo, possiamo sempre svignarcela e andare al Grey.”

“Okay, affare fatto,” disse la bruna, scendendo dalla macchina.

Sia lei che Spencer si erano vestite per fare colpo. Lei indossava una minigonna di jeans, e un top nero in parte trasparente, che le arrivava fino a metà pancia, lasciando un grande distesa di pelle nuda. I suoi capelli erano ricci, e la bionda stava facendo dei grandi sforzi per non sbavare per quanto era sexy. L’abbigliamento di Spencer faceva intravedere leggermente meno, ma rendeva merito alla sua figura. Indossava un button up, una camicetta bianca, con sotto una canottierina azzurra, e una paio di jeans neri attillati che aveva preso in prestito da Ashley.

Si avviarono verso la porta, mano nella mano. Sherry aprì e sorrise loro, abbracciando Spencer, e dando una stretta di mano alla bruna, che la stava ancora squadrando in maniera scettica.

“Buon compleanno,” disse Spencer, sorridendole.

“Grazie, sono felice che siate venute.”

Entrarono. La festa era in pieno fervore, la gente ballava, beveva, parlava e rideva, o pomiciava contro una parete. Perché ho la sensazione che questo si rivelerà come l’ultimo evento sociale al quale Spencer mi ha trascinato? Eppure, eccomi qui. Perché sono il suo cagnolino…e adoro esserlo.

Trovarono uno spazio nella pista, e cominciarono a muoversi al ritmo di una canzone veloce che risuonava dall’impianto stereo. Stettero ad una prudente distanza l’una dall’altra, anche se l’istinto di toccarsi era quasi travolgente.

“Hey ragazze,” chiamò Aiden, salutandole con la mano.

Si avvicinò, e qualche secondo più tardi apparve Glen.

“Glen, com’è che sei qui?” gli chiese Spencer.

Lui rise. “Potrei chiederti la stessa cosa. Sono qui perché Sherry è una mia amica, e non ho intenzione di permettere alla sua stronzaggine di ostacolare il mio divertimento.”

“Buon per te,” disse Ashley. Spinse Spencer verso il suo corpo abbracciandola, mentre iniziava un lento, e sorrise vedendo Glen che cercava di fare qualcosa che assomigliasse ad un ballo, ma facendo fiasco a causa delle stampelle. Sentì il bisogno di prenderlo in giro, così aggiunse, “Ho la sensazione che non ti riuscirà.”

Lui fece spallucce, sospirando. “Puoi biasimarmi se ci provo?”

La bruna rise, scuotendo la testa. Appoggiò il mento sulla spalla della sua ragazza, i tacchi che indossava la rendevano più alta di lei, almeno per una volta. I loro corpi ondeggiavano insieme dolcemente, e lei chiuse gli occhi per un minuto, lasciando fuori il mondo. Spencer si appoggiò all’indietro su di lei, godendosi il seno sodo che premeva sulla sua schiena.

“Vomitevole. Chi ha fatto entrare le lesbiche?”

Tutti e quattro si voltarono verso Madison, che era avviluppata attorno al braccio di un tipo muscoloso. Sogghignò, il disgusto dipinto sulla sua faccia.

“Sapete, stai diventando superata,” disse Ashley, tenendo la bionda fra le sue braccia. “Nessun altro qui se ne fa un problema. Quindi devi essere tu, allora.”

“Sono sicura che la mamma di Spencer sarebbe d’accordo con me,” affermò Madison, la sua voce fredda mentre rideva.

La bionda chinò la testa, mordendosi un labbro. Ashley sentì la rabbia crescerle dentro di nuovo. Come osa tirar fuori questa cosa? Questo è un colpo basso, anche per Madison. Si decise, e tolse le braccia dalla sua ragazza, camminando a passo svelto verso la sua nemica.

“Ora basta, Madison. Io, tu, proprio qui, adesso.”

La ragazza ispanica si mise a ridere, roteando gli occhi. “Non ne saresti capace.”

Improvvisamente, vide stelle esplodere di fronte ai suoi occhi, e sentì un’acuta e pungente fitta di dolore alla mandibola. Attraverso gli occhi semichiusi, vide la bruna scuotere il pugno, per il dolore alle nocche causato dal colpo. Madison fece un balzo in avanti, schiaffeggiandola, ma, incapace ancora di vedere bene come Ashley, la mancò.

La ragazza più giovane la colpì sulla schiena, e lei incespicò sul muro. Ashley era sul punto di menarla di nuovo quando sentì una mano sul suo pugno. I suoi occhi marroni incrociarono quelli blu da bambina, che la pregavano affinché non lo facesse. Oh, è proprio fortunata che io non riesca a resistere a quegli occhi.

Avevano causato una discreta confusione, e la gente le stava fissando, shockata. Glen e Aiden le avevano raggiunte, e la bruna sospirò.

“Andiamocene da qui, ragazzi, questa festa fa schifo.”

Tutti e quattro si allontanarono, lasciando Madison boccheggiante, mentre si teneva la mandibola. Il suo accompagnatore cercò di calmarla, ma lei lo ricacciò con uno schiaffo. Dopo tutto, lui era rimasto lì imbambolato, a guardare quella lesbica che la picchiava.

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Al Grey c’era addirittura più movimento che alla festa. I venerdì sera erano sempre molto animati, e il DJ metteva canzone movimentata dopo canzone movimentata. La gente spingeva a destra e a manca per farsi strada, e la bruna sorrise. Voglio proprio un po’ di questa vita.

Ashley trascinò Spencer sulla pista. La musica, alta e martellante, si infondeva attraverso il suo corpo, e sentì un’ondata di eccitazione per quello che stava per fare. Trovarono un piccolo spazio per conto loro in mezzo alla massa dei corpi che si dimenavano, e Spencer si girò lentamente. Sentì la bruna che comprimeva il suo corpo contro la sua schiena, facendo scivolare una coscia fra le sue gambe. Lei emise un piccolo gemito, come entrambe cominciarono a ondeggiare al ritmo della musica.

“Non ho mai fatto una cosa del genere prima di adesso.” Sussurrò lei.

La bruna sorrise, posando le sue mani sulla vita della bionda. “Non ti preoccupare, lasciati guidare da me.”

Il mento di Ashley poggiava sulla spalla di lei, la bocca vicino al suo orecchio. Come la bionda cominciava a premere forte la sua schiena contro il suo corpo, il suo respiro si fece pesante, e sembrava quasi fuoco sul collo. Congiunse le labbra sulla pelle salata di lei, succhiandone un po’ in bocca. La sua lingua la assaporò, e lei sollevò più in alto la sua coscia, premendo il cavallo dei jeans di Spencer.

“Oh Dio,” Spencer ebbe un sussulto, sentendo le mani che cominciavano a vagare sul suo corpo.

Incominciarono dalle sue cosce, palpandole attraverso il tessuto ruvido dei jeans. Lentamente salirono, soffermandosi sui fianchi per incoraggiarla a stringersi di più; una delle due stazionò li. L’altra le sbottonò la camicia, e sollevò la canottiera mentre esplorava il suo ventre, lasciando nuda la pelle accaldata e facendo accendere una scia di fuoco ovunque si dirigesse. La sua testa ricadde all’indietro, sulla spalla della ragazza più bassa, mentre con il braccio all’indietro la cercava per tenerla stretta a sé.

Sentì una fitta acuta al collo, e capì subito che Ashley le aveva dato un morso. Quei denti perfetti penetrarono la carne, seguiti da una calda e scivolosa lingua. Lei si dimenò leggermente, sentendo la mano che si faceva strada su e giù sulla pelle del suo ventre; non le importava più di tanto che gli altri potessero godersi uno spettacolo gratuito. Contavano solo il corpo e le mani che la stavano facendo impazzire dal desiderio.

In uno dei tanti tavolini sedevano Aiden e Glen, in silenzio. Avevano deciso di non ballare, per due ragioni. Il biondo non era nelle condizioni adatte al momento, né aveva una ragazza con cui ballare.

Aiden osservava tutta la scena, strabuzzando gli occhi. Accanto a lui, Glen stava fissando la birra che aveva in mano, volendo evitare di alzare lo sguardo e vedere qualcosa che lo avrebbe segnato a vita.

“È così eccitante,” Aiden mormorò.

Spencer si voltò, baciando Ashley sulla spalla, il movimento fluido dei suoi fianchi non si era interrotto, neanche quando era iniziata una nuova canzone. Era confusa; si sentiva persa nella assuefazione causata dalla bruna. La mano abbandonò il suo ventre, lasciando che la maglietta ritornasse al suo posto, e si spostò verso il seno coperto, palpandolo. L’altra ansimò, emettendo un gemito.

“Amico, quella è mia sorella,” gli fece notare Glen, guardandolo. “Ti dispiace non sbavare?”

“Dico sul serio, è così eccitante.”

Girando lo sguardo, diede un’occhiata e gli occhi gli balzarono fuori dalle orbite. Oh, cazzo. Le due ragazze si stavano scambiando un bacio lento e languido; si riuscivano ad intravedere le lingue di tanto in tanto. Le mani di Ashley era disseminate su Spencer, e la bionda le teneva la nuca, mantenendo la bocca su quella di lei. Questa immagine non mi ci voleva proprio!

Si girò raccapricciato. “Aiden, possiamo andare da qualche altra parte, dove mia sorella non si stia praticamente scopando una ragazza sulla pista da ballo?”

“Dobbiamo proprio?”

Glen lo scrutò con uno sguardo infastidito.

“Okay, okay. Va bene.”

~~~~~~~~~

Fuori, girovagarono per la strada. In quanto Los Angeles, c’erano persone che si muovevano in massa, affrettandosi per entrare nei locali, o semplicemente vivendo sulle strade per le quali loro passeggiavano. I due ragazzi camminavano in silenzio, per nulla sicuri riguardo a cosa dirsi l’un l’altro.

“Sai, sono contento che Madison le abbia prese,” disse Glen, rompendo il silenzio.

“Già, anch’io.”

Svoltarono in una stradina secondaria, dove non c’era nessuno. Era tranquillo e silenzioso, e potevano vedere la luna che cercava di mostrarsi da dietro le nuvole. C’era qualcosa di imbarazzante in quel silenzio fra loro due, e diverso da prima. Cos’era cambiato?

Aiden si girò per guardare Glen, il cui viso era contorto per il dolore, come aveva poggiato il piede a terra con un po’ troppa violenza. C’è qualcosa che non riesco a capire. Era un vero e proprio coglione, ma adesso…è come se fosse una persona diversa. Non si è nemmeno incazzato per l’omosessualità di Spencer.

“È stato un anno parecchio schifoso,” borbottò Glen, distogliendo lo sguardo e fissando la strada. “Prima sono una star del basket, poi sto con questa ragazza bellissima, e adesso non ho niente.”

“Già.”

Seguì un lungo silenzio, e Aiden fu il primo a parlare. “Sai, a volte mi chiedo se con le ragazze valga veramente la pena.”

Glen si voltò, aggrottando le sopracciglia. “Cosa?

 

 

Capitolo 3

 

Spencer era accaldata e confusa, i suoi occhi serrati, mentre si concentrava su tutte le sensazioni che attraversavano il suo corpo. Non poteva credere che il solo ballare con Ashley in questo modo potesse farla diventare così sofferentemente eccitata. La morbida lingua che carezzava la sua le faceva venire i brividi giù per la spina dorsale, e la coscia fra le sue gambe stava causando un fremito piuttosto intenso.

La bruna si staccò dal bacio, entrambi i loro respiri erano dei rantoli rauchi.

“Spence,” gemette lei, “dovremmo fermarci.”

Lei annuì, e con uno sforzo colossale, riuscì a districarsi dal corpo della sua ragazza. È in occasioni simili che desidererei non voler aspettare. Sapendo di non potercela fare per il resto della serata in quello stato di eccitazione, prese in fretta una decisione.

“Torno fra un attimo,” disse, indicando in direzione del bagno.

Ashley sorrise, baciandola frettolosamente, e dandole una pacca sul sedere a mo’ di gioco mentre lei si stava allontanando. “Non starci troppo, tesoro. Mi mancherai.”

Sorrise, voltandosi per fare la linguaccia alla bruna da sopra la spalla.

Il bagno era vuoto. Spencer entrò in uno dei gabinetti, chiudendolo a chiave, e si sedette sul copri-water. Appoggiò la testa indietro contro il muro, respirando profondamente. Le sue mani si fecero strada giù per il ventre, e si spostarono verso la cerniera del jeans. La abbassò, poi fece scivolare dentro la mano, oltre la fascia delle mutandine inzuppate. Come ho fatto a bagnarmi così?

Ansimò, mordendosi un labbro mentre le sue dita trovavano il liscio fascio di nervi, e incominciavano a sfregarlo. Il ricordo della lingua di Ashley contro la sua, le sue mani che vagavano sul suo corpo, e la coscia che premeva verso su contro le sue gambe era indelebile nella sua mente, vivido mentre immaginava la mano della bruna al posto della sua, che la toccava. Forti e calde scosse di piacere percorsero il suo corpo, e i suoi movimenti si fecero sempre più violenti. Dio.. che cosa riesce a farmi.. Questo pochi minuti prima di incurvarsi e ansimare per l’arrivo del suo orgasmo.

“Ashley,” gemette lei, mentre il suo corpo si rilassava.

Dio, è stato così bello.

Si concedette un momento per riprendersi, sentendosi neanche lontanamente sazia, ma meglio, adesso che le vibrazioni si erano attenuate. Si mise in piedi, rialzò la cerniera, uscì dal gabinetto e si lavò le mani nel lavandino. Quando tornò al bar dove aveva lasciato Ashley, la vide parlare con la ragazza che lavorava là.

Ashley sorrise come vide la bionda, e la abbracciò stretta.

“Cat,” si rivolse alla barwoman, “questa è Spencer.”

“Ci siamo conosciute,” disse lei, sorridendo. Osservò il modo in cui la mano della bruna teneva quella di lei, e il sorriso si fece più ampio. “Quindi voi due avete risolto le cose, huh?”

“Sì, abbiamo risolto,” confermò Spencer, baciando Ashley sulla guancia. “E ne sono davvero felice.”

I loro occhi si spostarono verso il tavolo dove avevano lasciato i ragazzi, ma loro non c’erano. Entrambe aggrottarono la fronte, e guardarono dappertutto nel club. Davvero strano.. Quand’è che sono scomparsi?

La bionda guardò l’orario sul cellulare, erano le dieci. “Dovremmo andare a cercarli.”

“Sì, ok.”

Si incamminarono per andar via, ma Cat trattenne per un secondo Ashley. “Non lasciartela sfuggire, Ash. È una ragazza d’oro.”

Uno splendido sorriso si formò sulle sue labbra. “Non ti preoccupare, non ho nessuna intenzione di lasciarla andare.”

~~~~~~

“Cosa?” ripeté Glen, la paura disegnata sui suoi lineamenti.

Aiden fece spallucce, distogliendo lo sguardo. Si ficcò le mani in tasca; dalla sua posizione si capiva chiaramente il suo disagio. Sapevo che non avrei dovuto dire nulla. Ora penserà che ci stavo provando con lui, o qualcosa del genere. E non è così.

“È solo,” Aiden cominciò, sospirando. “Immagino che ho avuto così tante brutte esperienze con le ragazze.. nessuna delle mie relazioni ha funzionato. Quindi.. magari è più di una serie di sfortunate coincidenze.. capisci?”

Il ragazzo biondo era ancora senza parole. “Non so che dirti, amico.”

Accanto a lui, il ragazzo più alto stava per parlare di nuovo, quando qualcuno li chiamò. Videro Spencer e Ashley, che si sbracciavano per farsi vedere. Salvato dalle lesbiche, pensò Glen, resistendo all’impulso di scoppiare a ridere.

“Ehi, dove stavate andando?” domandò Ashley.

Aiden alzò le spalle in maniera evasiva. “Solo.. qui attorno.”

Ci fu un momento di imbarazzante silenzio, e la bruna ebbe la sensazione che avevano interrotto qualcosa. Cosa, esattamente, non ne era sicura. Gettò uno sguardo alla sua ragazza, che sembrava pensare la stessa cosa, e con un messaggio muto le fece capire che ne avrebbero parlato dopo. Spencer sorrise e abbassò leggermente la testa, gesto sottile abbastanza da non essere notato da nessuno dei due ragazzi.

“Okay!” esclamò Ashley, battendo le mani. “Dico che dovremmo tornare a casa dei Carlin a giocare a Scrabble. Ci state?”

Ci fu un coro di “sì” e “certo”, salirono nei loro rispettivi veicoli, e si misero alla guida verso la casa dei Carlin.

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“Sì!” esclamò Ashley, con un sorriso trionfante. “Clamidia!”

Gli altri tre seduti attorno al tavolo la fissavano, mentre si metteva a fare una danza della vittoria. Quando smise, guardò i tre paia di occhi fissi su di lei.

“Cosa?”

Spencer scrollò la testa, ridendo. “Com’è che sei un’esperta di malattie a trasmissione sessuale?”

La bruna si lasciò cadere accanto alla sua ragazza, e fece spallucce. “Mia madre si è sottoposta a un’iniezione di botulino quando avevo, tipo, dieci anni. Quindi me ne stavo seduta nella sala d’attesa, e c’era una specie di piccolo opuscolo. Lo lessi e c’erano tutte queste parole divertenti. Le immagini erano piuttosto disgustose, però.”

Spencer fece una faccia orripilata. “Com’è che non ne sei rimasta segnata a vita?”

Ashley sogghignò. “È quello che mi ha detto la mia strizzacervelli.”

Continuarono a giocare la partita per un po’, fino a che le ragazze non si seccarono, e decisero di mettersi a sedere e guardare Glen ed Aiden che diventavano competitivi. Sentì un leggero colpetto sulla spalla, e guardò la ragazza più giovane, che le indicava il pavimento fra loro.

Sul tappeto c’erano delle tessere dello Scrabble, che formavano la frase, ‘Ti amo.’

Oh mio dio, quant’è dolce?

Ashley si sporse e la baciò, sussurrando contro le labbra di lei, “Ti amo anch’io, Spence.”

Spencer sorrise e sbatté le ciglia contro le labbra della sua ragazza, e prendendola in giro per non star ferma troppo a lungo. Dopo qualche secondo di questo motteggio, Ashley ringhiò a mo’ di gioco e balzò sulla bionda, spingendola all’indietro sul tappeto, e mettendosi a cavalcioni mentre attaccava la bocca di lei.

Aiden e Glen sollevarono lo sguardo dalla loro partita di Scrabble e videro le ragazze che stavano per metà lottando e per metà baciandosi sul pavimento, e il ragazzo biondo scrollò le spalle. Non è che mi stia piacendo molto vedere mia sorella arrapata oggi.

Comunque, non durò per molto.

“A-hem.”

Presa alla sprovvista, e quasi con un colpo al cuore, Ashley si fermò, la sua bocca ancora un tutt’uno con quella di Spencer. Sollevò lo sguardo e vide Arthur in piedi nel corridoio, un sogghigno divertito sul volto, e un sopracciglio alzato a metà fra il suo posto e l’attaccatura dei capelli.

Le loro labbra si staccarono con un suono più che udibile, e si affrettò ad allontanare la sua ragazza. Entrambe le loro facce erano di rosso fuoco. Merda, mi ero dimenticata che non eravamo soli. In ogni modo, quand’è che il signor Carlin era rincasato?

“Allora, cosa state facendo, ragazzi?” chiese lui, sogghignando ancora.

“Uh.. giochiamo a Scrabble,” rispose Glen, indicando il quasi dimenticato tabellone da gioco.

Lui rise, rivolgendo alla bruna e alla figlia uno sguardo che le rassicurava che non era arrabbiato, e andò a sedersi su uno dei divani vicini al tavolo.

“Vi dispiace se mi unisco a voi?”

“Certo, papà,” si fece avanti Glen, “puoi prendere o il posto di Spencer o quello di Ashley. Anche se Ash ha più punti.”

Prese il suo posto, e i tre vennero presi così tanto dal gioco che non notarono le due ragazze che strisciavano via dal salone e su per le scale. I ragazzi sono ragazzi, pensò lui, sorridendo. Ricordava quel paio di volte che era stato beccato dai suoi genitori in situazioni piuttosto compromettenti. Almeno non devo preoccuparmi che la mia bambina rimanga incinta.

~~

Spencer si sedette sul suo letto, stendendosi sui cuscini mentre la sua ragazza esaminava i suoi averi. Pensò che fosse una cosa bizzarra da fare, ma la bruna insistette dicendo che voleva saperne di più riguardo a Spencer, e che si può capire molto di qualcuno da quello che c’è nella sua stanza. Era in piedi di fronte al cassettone della ragazza più giovane, ed esaminava i suoi trucchi e le sue cose.

“Oh mio dio, hai dell’olio per massaggi?”

“Già,” disse lei, guardando i focosi occhi castani. “Non l’ho mai usato, però. Era un regalo.”

Ashley sorrise, avvicinandosi a lei. Aprì la bottiglia e l’annusò. La fragranza era fragola e vaniglia, e non appena la inspirò, le venne una magnifica idea.

“Levati la maglietta.”

Spencer spalancò gli occhi. “Cosa?”

La bruna rise, indicando l’olio che aveva nelle mani. “Ti voglio fare un massaggio. Ho preso delle lezioni la scorsa estate, sono davvero brava. Ho delle dita magiche.”

Scommetto di sì, pensò lei, sentendo un chiaro tremore nelle parti basse. Concludendo che ciò sarebbe potuto essere divertente, si alzò e si girò, sollevando le braccia sopra la testa. Ashley sbarrò gli occhi. Non aveva pensato sul serio che l’altra ragazza ci sarebbe stata.

Adesso ci divertiamo. Si mise dietro la sua ragazza, allungando la mano per afferrare il margine inferiore della maglietta. Gliela sfilò, gettandola sul pavimento. Poi, le dita un po’ tremanti, cercò il gancio del reggiseno. Si sganciò facilmente, e Spencer abbassò le braccia, per permettere all’indumento di scivolare giù per terra ai suoi piedi.

Fissando la sua schiena nuda, Ashley non poteva evitare di chiedersi come doveva essere il seno che aveva appena liberato dalla sua costrizione. Si allungò e fece scorrere le mani su fianchi di lei, la carne nuda sotto le sue dita. Si fermò giusto sotto le rotonde sfere del suo seno, e sussurrò, “Okay, piccola, stai giù.”

Spencer si mise giù sul letto, e alcuni secondi dopo senti un peso sul sedere.

“Ti sei seduta sul mio culo?”

Ashley rise, spalmandosi dell’olio sulle mani. “È la maniera migliore nella quale io possa massaggiarti uniformemente la schiena. Quindi zitta e rilassati.”

Iniziò a massaggiare l’olio sulla pallida e liscia pelle, partendo dal fondo schiena e facendosi strada su verso le spalle e le braccia. Aggiunse un altro po’ d’olio nei suoi palmi, e li fece scorrere sui fianchi di Spencer, sfiorandole i seni con la punta delle dita.

Si piegò in avanti, baciandole la nuca. “Hai una schiena sexy. Te l’ha mai detto nessuno?”

“No. Ma ho ricevuto dei complimenti per il mio davanti,” rispose Spencer, girandosi sotto il peso della sua ragazza per mettersi a pancia in su.

Ashley rimase a bocca aperta. Aveva gli occhi spalancati; provò a dire qualcosa, ma il suo cervello aveva deciso di mettersi in ferie. Tutto ciò che riusciva a fare era guardare a bocca aperta la sua pancia liscia, e il suo seno sodo e rotondo, ciascuno con al centro il proprio capezzo rosa chiaro. Io..huh..cos..

Spencer ridacchiò. Poi, la sua faccia divenuta seria, disse, “Va’ avanti.”

Delle dita esitanti si mossero in su per la sua pancia, ad un andatura penosamente lenta, e alla fine raggiunsero il suo seno, afferrandolo e provando un piacevole stupore al sentire il suo peso fra le mani. Sfregò i capezzoli con i pollici, sentendoli indurirsi al suo tocco. Gli occhi blu si chiusero, e lei si inarcò fra le sue braccia.

“Spence.. Voglio..”

Gli occhi blu cobalto semi-chiusi guardarono dritto nei suoi, lo sguardo soltanto le faceva dilatare le pupille. La sua risposta era chiara in loro, e lei abbassò la bocca verso la carne focosa, senza mai scostare lo sguardo. Mise fuori la lingua, facendola scorrere sul capezzolo del seno destro. Spencer ansimò, emettendo un gemito come la bocca della ragazza si chiuse, succhiando quanto seno possibile.

Avvolse le sue dita nei capelli ricci castani, i suoi gemiti rauchi incoraggiavano Ashley a continuare. Passò al seno sinistro, ripetendo il procedimento. Tracciò una scia di baci giù sul suo ventre piatto, fermandosi per immergere la lingua nell’ombellico di Spencer. Poi appoggiò la testa sulla pelle morbida, soffiandoci sopra e facendo fremere la sua ragazza.

Spencer emise un sospiro di felicità, sentendo l’altra ragazza che le abbracciava le gambe. “Voglio aspettare ancora, Ash.”

“Lo so”, disse la bruna, sorridendole. “Almeno adesso so come è il tuo seno.”

La bionda rise e scosse la testa, sentendo l’altra ragazza che la baciava di nuovo verso su, poi si mise su di lei. Tirò la coperta su di loro, e accoccolò la testa nell’incavo del collo di lei. Spencer allungò il braccio e spense la luce, sorridendo mentre si metteva su un fianco per dormire.

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Il giorno seguente, dopo la fine della scuola, Ashley guidò fino all’ospedale. Fermò la macchina nella zona parcheggio, tolse le chiavi dall’accensione, e rimase seduta per un momento, raccogliendo il coraggio. Una parte di lei sapeva che ci sarebbero potute essere serie conseguenze derivanti da quello che stava per fare, ma il desiderio di aggiustare le cose per Spencer era incontenibile. So per esperienza diretta quanto faccia schifo sentire l’assenza di un genitore nella propria vita.

Non avevano discusso esplicitamente su come tutta la questione di Paula stesse incidendo sulla bionda, ma essendole così vicina, poteva vedere che la stava facendo soffrire. L’altra notte, un po’ dopo che si erano addormentate, lei si era svegliata e aveva visto le lacrime di lei che le scendevano sulle sue guance alabastre. Spencer stava piangendo nel sonno, e piagnucolando parole così leggere che la bruna non riusciva a decifrare. In ogni caso, aveva un’idea abbastanza probabile su cosa stesse sognando la sua ragazza, e questo l’aveva motivata ancora di più a parlare con la madre superiora.

Non deve essere d’accordo con tutto questo, o cambiare completamente atteggiamento e pensare che sia normale e giusto. Ma deve sapere che alle volte vivere con una persona, nonostante i suoi difetti e i conflitti di opinione e di valori, è molto più importante che odiarla per sempre ed escluderla dalla propria vita. Può essere una stronza, ma so che le importa di Spencer, e so che non vorrà perdersi la sua bambina che cresce. Quindi dovrà solo incassare il colpo e gestire il fatto che sua figlia ha una ragazza…io.

Annuendo a se stessa, e sentendosi abbastanza pronta psicologicamente, scese dalla macchina. Dopo averla chiusa a chiave, si avviò verso l’entrata dell’ospedale, e si avvicinò al bancone, dove una donna di mezza età stava rispondendo al telefono.

Guardò in su ad Ashley con un sorriso gentile. “Salve, huh, cosa posso fare per te?”

“Um, Paula Carlin è a lavoro oggi?”

La donna annuì. “Sì. Penso sia in pausa. Sei un’amica della figlia?”

“Lo può dire forte. Se non le dispiace… Vorrei cercare la signora Carlin da sola. Ho bisogno di parlarle di qualcosa di piuttosto privato.”

“Certo,” disse la donna, mostrandole la strada. “In fondo alla hall e poi a destra.”

“Grazie.”

~~

Paula era seduta alla sua scrivania in ospedale, una mano sugli occhi. Sembrava come se tutto ciò che facesse fosse dormire e piangere, dalla separazione. Aveva perso il controllo della sua vita, delle sue azione, di tutto. Il momento in cui aveva alzato la mano e aveva picchiato la figlia le si riproponeva in continuazione, sia nei momenti in cui era cosciente sia quando dormiva, e la stava uccidendo.

Ho perso la mia famiglia, pensò lei. Si drizzò, e guardò in direzione della figura che stava lì in piedi. Dire che era shockata per chi fosse quella persona sarebbe un eufemismo.

“Uh, salve signora Carlin,” disse Ashley, un sorriso esitante sul suo volto.

Paula la fissò. “Cosa vuoi?”

La bruna fece un sospiro profondo, chiudendo gli occhi per un secondo. Per favore, fa’ che mi ascolti. Spencer sarà distrutta se perde sua madre.

“Posso sedermi?” chiese, indicando la sedia.

“Se proprio devi.”

Ashley si sedette. “Sono qui per parlarle di Spencer… beh, di Spencer e me.”

“Non c’è bisogno di spiegazioni,” disse Paula, freddamente. “Vi ho viste mentre vi baciavate, con i miei occhi.”

La bruna sospirò. Non la vedo per niente facile. Abbassò lo sguardo per guardarsi le mani, che erano attanagliate l’una all’altra sul suo grembo, e cominciò a giocherellare con un anello che aveva al pollice. Si fermò a pensare un momento, perché sapeva che doveva organizzare per bene il suo discorso, o avrebbe fatto poco per smuovere la madre superiora.

“Ascoltami, Ashley,” disse lei, vomitando il suo nome. “Questa è solo una fase che Spencer sta attraversando. Prima o poi si renderà conto che quello che sta facendo è malsano, e immorale, e si troverà un caro ragazzo cattolico.”

“Oh, andiamo!” esclamò Ashley, incapace di nascondere la sua rabbia. “Chi ami non è una cazzo di fase! Se sceglie di crederlo, allora sta per riceve una svegliata, Paula. Spencer è gay. Lo dica con me, G-A-Y--- gay. E non è una fase temporanea, è quello che è.”

Paula si alzò rabbiosa dalla sedia, sbattendo le mani sulla scrivania e fissando la ragazza, in piedi anche lei adesso.

Paula urlò, “Mia figlia non è gay!”

Ashley scosse la testa. “Bene, continui a negarlo. Ma deve sapere che se la abbandona nel momento in cui è più vulnerabile, quando sta ancora cercando di gestire il fatto che altre persone lo sappiano- se la lascia adesso, probabilmente non le permetterà mai più di riavvicinarsi a lei. Quello che sta facendo è ferirla.”

Oh, Spencer. Paula sentì le lacrime che cominciavano a formarsi nei suoi occhi, ma la bruna non aveva neanche lontanamente finito il suo appassionato discorso.

“È così meschino. Sta abbandonando sua figlia perché non sa gestire il fatto che lei sia diversa. Non è stato Dio a dire “ama il peccatore, odia il peccato?” OK, l’omosessualità non è un peccato, ma lei crede di sì, e si sta comportando da ipocrita. Dio la perdonerà. Sa, è una buona cosa che Spencer abbia me, perché almeno sa che qualcuno la ama per quello che è.”

“Puttanella!” ringhiò Paula, ma si fermò quando sentì un’improvvisa fitta sulla guancia. Alzando la mano per tenersi la pelle che stava incominciando a diventare rossa, fissò a bocca aperta la bruna.

“Quello è per Spencer.”

E detto questo, Ashley si voltò e si precipitò fuori dall’ufficio. Il suo palmo bruciava a causa dello scontro con il viso della donna più anziana. L’aveva colpita veramente forte. Spero che non chiami la polizia o faccia qualche pazzia del genere. Incrociò Ben nella hall, che la guardò con un’espressione incuriosita mentre quasi scappava via dall’ospedale.

Entrò nell’ufficio di Paula, trovandola buttata sulla scrivania, singhiozzante. Sapeva di meritarselo, ma nonostante questo non riusciva ad accettare l’idea che sua figlia stesse con.. una ragazza. Con Ashley. La frustrazione che sentiva per la situazione in cui si trovava la sopraffece, e non poté fare altro che arrendersi ad essa. Dio, pregò nella sua mente, perché io? Perché sta succedendo? Cosa ho fatto per meritarmi questo?

“Shh, è tutto apposto,” la calmò Ben, mettendole una mano sulla schiena. Incominciò ad accarezzarla in piccoli e confortevoli cerchi, e i suoi singhiozzi si ridussero in piccoli singulti.

“Quella ragazza ha rovinato mia figlia, come potrebbe mai essere tutto apposto?”

Il dottore sospirò, cercando di pensare ad un modo in cui farla sentire meglio. Guardò giù verso di lei, le sue guance segnate dalle lacrime; appariva sempre mozzafiato ai suoi occhi. Si abbassò e la baciò sulla guancia. Lei lo fissò, e poi si allungò per riportarlo di nuovo giù. Le loro labbra si incontrarono e si abbracciarono stretti. Potrei solo essere del sesso di consolazione, ma al diavolo, che così sia.

“Sta’ con me stanotte, Paula,” disse lui, staccandosi da lei.

Lei sospirò. Beh, Arthur ha fatto un sacco di storie a riguardo.

~~~~~~

Spencer si sedette sul suo letto, sforzandosi di fare qualche compito, dal momento che sapeva che non sarebbe stata in grado di concentrarsi quando la bruna sarebbe arrivata. Ogni qual volta cercavano di studiare fra di loro nella stessa stanza, succedeva qualcosa di simile al “That 70’s Show” e finivano per prendersi molte più pause dallo studio che studiare.

Beh, non esattamente una ‘pausa studio’, rifletté ridendo. Più come una pomiciata, con l’ordine aggiuntivo di palpare. Ridacchiò, mordendosi il labbro. Ma, penso che mi accontenterei di baciarla per sempre. Si immaginò le soffici e tenere labbra della sua ragazza, e sentì un piacevole brivido percorrerle la spina dorsale. Ritiro tutto, mi accontento solo di baciarla. Ma sempre più mi sento pronta a…

“Ehi, Spencer?”

Alzò lo sguardo e vide Glen in piedi sullo stipite della porta, che dava l’impressione di voler parlare con lei. Le era sempre suonata strana l’idea che lui, fra tutte le persone, venisse a chiedere consiglio proprio a lei.

“Entra,” disse lei, accennando con una mano ad un angolino del letto. “Sei qui per la mia saggezza?”

Lui le scompigliò i capelli, e lei lo scansò. “No, volevo solo parlarti. Non posso?”

“Sì che puoi. Va’ avanti.”

Lui sorrise, e i suoi occhi furono attirati dalla cornice che si trovava sul comodino di Spencer. La fotografia era una recente, dove la bruna la teneva da dietro, entrambe stavano ridendo. Lui ripensò a qualche tempo prima quando aveva appena scoperto dei suoi sentimenti per Ashley. Ok, in primis mi aveva sconcertato un po’. Ma.. Lei è sempre quella di prima, e loro sono così felici insieme. È come qualsiasi altro tipo di amore, no?... e come potrebbe essere sbagliato l’amore?

“Glen?” chiese lei, dandogli un colpetto con il gomito.

“Huh? Oh, scusa,” rise lui. “Volevo parlati riguardo ad Ashley.”

Lei si irrigidì. “Sei hai intenzione di provare a convincermi che la mia relazione con lei sia sbagliata, allora puoi andartene perché io la amo e stare con lei è una decisione che tocca a me prendere. Non alla mamma, né a te, né a chiunque ci guarda con disprezzo perché siamo entrambe delle ragazze.”

Alzò le mani, cercando di difendersi. “Woah, woah, ehi.. Non ho detto niente di tutto questo. Ero solo curioso.. come hai fatto.. beh, come hai fatto a capirlo? Quando lei è diventata più della ragazza figa con cui andare in giro?”

Spencer si rilassò, e considerò la domanda. Quand’è che lei ha incominciato a significare qualcosa di più per me?

“Penso che è stata sempre qualcosa di più,” rispose lei. “Non vedevo sempre l’ora di vederla, e ogni volta che eravamo insieme mi ritrovavo a desiderare che lei mi toccasse. Per qualsiasi scusa. Una pacca sul braccio, un abbraccio.. e in seguito ho cominciato a volere un bacio. E mi sono spaventata, perché beh, guarda come ha reagito mamma.”

“Già.. senti, mi dispiacere di aver spinto Aiden fra le tue braccia.”

Lei sospirò, ma lo guardò con i suoi occhi azzurri indulgenti. “Va bene, almeno hai cambiato idea ora.”

“Beh, vedo che lei ti rende felice.” Disse Glen. “E nonostante una parte di me si chieda ancora se sia giusto o no, penso che lei è in gamba abbastanza per renderti felice così, allora non è così male. E, ehi, io sono il tuo fratello maggiore. Qualcuno deve pur proteggerti.”

Lei sorrise e lo tirò a sé in un abbraccio. “Grazie Glen… non fai più schifo.”

“Beh, è un sollievo,” scherzò lui, facendole il solletico. Lei gridacchiò e saltò giù dal letto, scappando via da lui, approfittando del fatto che lui fosse più lento a causa del suo piede. La seguì giù per le scale, e non appena lei stava per schizzare in cucina, suonò il campanello.

Ashley aveva detto che non sarebbe stata di ritorno fino a più tardi. Pensò Spencer, confusa. Si avvicinò per aprire la porta, e rimase sorpresa di vedere Aiden lì in piedi, le sue mani ficcate in tasca. Sembrava incerto, e lei aggrottò la fronte. Ti prego, non dirmi che è qui per invitarmi ad uscire, o qualcosa del genere. Pensavo che avessimo superato questa fase.

Ma vide gli occhi della star di basket spostarsi oltre verso suo fratello. Ok, cos’è questa storia?

“Ehi Aiden,” lo salutò lei, e lui la guardò.

“Ciao,” disse lui, con un tono piatto. “Glen? Posso parlarti?”

Il ragazzo biondo esitò, e poi annuì, uscendo dalla porta d’ingresso con l’altro ragazzo. Perplessa, Spencer fissò la porta chiusa, chiedendosi a cosa era dovuta tutta quella tensione. Può essere che Glen ed Aiden… ? Sbuffò. Assolutamente no, non potrebbe mai succedere.

~~

Fuori, Aiden guardava il suo ex-rivale con un’espressione stanca. “Perché mi hai evitato oggi?”

Glen si sedette sugli scalini, facendo spallucce. “Non ti ho evitato, amico, sono stato solo impegnato.”

Il ragazzo più alto roteò gli occhi, e si sedette accanto a lui. Guardò il fratello maggiore dei Carlin che indietreggiava lontano da lui, e sospirò. È spaventato. Lo sapevo. Non è che stia per picchiarlo, o cose così.

“Senti, Glen,” disse lui, “non voglio che tu fraintenda quello che ho detto l’altra sera. Stavo solo pensando ad alta voce, ok? Quindi possiamo ritornare a comportarci normalmente, e dimenticare quello che è successo?”

C’era una certa tristezza nei suoi occhi che fece scattare qualcosa in Glen. Quella sensazione lo fece trasalire, e non era sicuro su come reagire, quindi guardò semplicemente Aiden che abbassava la testa, sospirando. Si pizzicò il dorso del naso, e rimase in un inquietante silenzio.

“Ehi, Aid.. stai bene?”

La star di basket guardò in su, con le lacrime agli occhi. “No. Sono terribilmente confuso, e più che spaventato di aver perso un amico.”

Glen ripensò a cosa aveva detto alla sorella poco prima, e sospirò. Quand’è che era diventato più che un amico?

Aiden scosse la testa, e qualche lacrima ricadde sulle sue guance. Non poteva evitarlo, tutto aveva fatto così schifo ultimamente che non riusciva proprio a gestire una cosa del genere. Per prima cosa scopro che la ragazza che pensavo mi piacesse è innamorata della mia ex, e ora ho incasinato tutto con uno dei migliori amici che io abbia mai…

I suoi pensieri si fermarono.

Glen lo aveva baciato.

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